24 ottobre 2009

Vorrei rispondere alla testimonianza che avete inserito in data 16.10.09:
"Chi mi aiuta a ricostruire sulle macerie?"

Carissimo,
dici bene: “So quello che ho lasciato ma non so che cosa mi riserverà il domani”.
Ho riflettuto su questa frase, è proprio vero, vorresti rinunciare a tutto ciò che hai, la tua dignità, il valore sacramentale, la potenzialità di ciò che puoi esprimere e donare, la tua libertà. E per che cosa? Ti assicuro che non c’è paragone. Te lo ripeto: non c’è paragone!

Dici: "Il mio non sarà tutto amore”.
Difatti non lo è. Cominciamo a chiamare le cose con il proprio nome. La tua è solo dipendenza psico-sessuale, purtroppo le “donne” sono molto capaci ad incastrare il così detto “sesso forte”.
Amare sul serio vuol dire essere pronti a dare la vita per l’altro -nel vero senso della parola-; il resto sono solo bisogni e debolezze, non è amore.
Vuoi rientrare nella verità? Deciditi a chiamare le cose con il loro nome!

Parli di comprensione e di rispetto verso di lei, ma che rispetto ha avuto lei verso di te? Te lo sei chiesto?
Ha cercato di appropriarsi di qualcosa che non le apparteneva! Certamente hai delle responsabilità anche tu, ma lei avrebbe dovuto restare al suo posto.

A tal proposito vorrei dire alle donne: imparate a stare al vostro posto, non osate toccare ciò che non vi appartiene e che non potrà mai appartenervi. Queste scelte non sono mai giustificate e si pagano inevitabilmente, con sofferenza, rimorsi, rimpianti.

Dici che non sei stanco del tuo sacerdozio: sàlvati, finché sei in tempo. Non vorrai perdere quel tesoro che hai e che sei  barattandolo con illusioni e menzogne, con incoerenza e infedeltà.
Gli errori nella vita sono necessari, a volte se non tocchiamo il fondo non riusciamo nemmeno a rialzarci.
Riprenditi la tua dignità di uomo, la tua dignità di sacerdote. Coraggio, rialzati e cammina!

Con affetto
una donna