"E’ proprio vero che soltanto una intensa vita nello Spirito rende possibile la coscienza riflessa della propria identità di consacrati? E se invece questa coscienza emergesse come 'voce dell’essere', di una 'identità essenziale' che può essere percepita non magicamente ma attraverso un corretto cammino di 'identificazione personale nella verità?' E se questo, e proprio questo, fosse 'vivere nello Spirito', fosse 'grazia'? Il battesimo è essere lavati dal peccato originale o è immergersi nella consapevolezza che il suo Spirito di risurrezione ci abita alla radice del nostro essere, anima ogni fibra, ogni nostra potenzialità e rivela noi stessi a noi stessi? Se non è grazia questo, cos’è 'grazia'? La scoperta di un dono che c’è già, dipende dalla tua fatica, ma il dono c’è già, gratuito e nascosto. Ciò che fa di quella 'grazia' un dono soprannaturale è che essa ti precede e ti trascende in maniera assoluta. A te è dato soltanto di percepirla e riconoscerla presente (ecco la necessità della fede), di non soffocarla e di comunicarla. Non è in tuo potere aumentarla; ma solo tu puoi attuare le condizioni favorevoli al suo sviluppo, che è autonomo eppure condizionato. Da quando vi seguo mi sento invitato ad ascoltare sempre più le profonde parole dell’essere".
(sac. dioc., 29 anni)