Santa Quaresima 2009                                                   
                                                       Nell’approssimarsi della santa Quaresima, quale messaggio posso proporre a tutti voi che da così tanti anni pregate e offrite fedeltà per i sacerdoti?

Quale messaggio che, in una sola parola, sintetizzi la vostra vocazione e la vostra missione nella Chiesa e nell’umanità? Qual è la parola di vita presente nel Vangelo, la perla preziosa da possedere, per la quale vale la pena vendere tutto?

“Ho incontrato un sacerdote legato mani e piedi. Aveva trentatre anni, era stato rimpatriato da una missione perché totalmente esaurito. “Incapace di intendere e di volere” avevano diagnosticato i medici e ratificato in parecchi.
Ho rivisto Gesù, vestito con la tunica dei pazzi (Lc 23), “disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, uno dinanzi al quale si scuote il capo” (Is 53). Era Gesù nell’agonia, legato e flagellato, crocifisso con i chiodi della nostra incapacità, squarciato dalla lancia del nostro abbandono”.
Ho contemplato il Figlio morente, ho ascoltato la sua voce e ho capito: la Parola da custodire, assimilare, donare è TENEREZZA. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Tenerezza; tenerezza infinita: ecco la parola!

E’ più facile vivere la tenerezza che descriverla; chiederla più che costruirla, farne l’esperienza piuttosto che insegnarla. Perché la tenerezza è Dio stesso, è il divino afflato di amore in noi che “accade”, avviene, quando ne poniamo con perseveranza le condizioni irrinunciabili, cioè i gesti concreti rivolti al povero. Questa vibrazione interiore della grazia, si espande simile al lievito con una forza propria, fatta di dolcezza e di tenacia. E’ il sigillo della presenza di Dio e della sua azione dentro il cuore umano che ama quanto più può.

Tenerezza: una grazia che viene dall’alto e pervade l’esistenza, come un enorme, mite potenziale di energia. Prende spazio nell’anima come una disposizione affettiva  che muove spontaneamente a voler bene, concretamente e coraggiosamente, ricercando chi è più bisognoso. Valuta tutto con gli occhi del cuore prima che con quelli della mente. Quando è nutrita da solida preghiera, allora la tenerezza è palese manifestazione di Dio. Quando assume il dolore del fratello e lo vive in prima persona, facendosene  carico fino alle estreme conseguenze, allora è imitazione di Cristo. Quando persevera fino al totale dono di sé per amore di Gesù allora è perfetta letizia, sostanza di vita eterna nel pellegrinaggio terreno.

L’unico modo completo di vivere la tenerezza è quello di “essere tenerezza”. Come in Gesù la tenerezza è il senso totale della vita, così in noi! La tenerezza, infatti, nella sua identità evangelica è una scelta di vita (che si chiama imitazione di Cristo!), uno stile di vita permanente, interiore e relazionale, fatto di attenzione acuta e di rispetto sofferto per il “vissuto” dell’altro. “Provò compassione”, dice il Vangelo.  E’ una ricchezza divina di umanità, fatta di com-passione affettuosa e fedele; è un esercizio di “povertà” e di umiltà attraverso il “prendere i pesi gli uni degli altri” per adempiere la legge di Cristo,  fratello perfetto davanti al Padre. Non si dà tenerezza evangelica senza disponibilità alla oblazione di sé, prova visibile dello spirito di tenerezza invisibile. Divenuta vita quotidiana, la tenerezza realizza nel discepolo la vera adorazione: nel povero, infatti, ricolmato di tenerezza, il discepolo raggiunge la Trinità divina di cui il povero è tempio, ancorché peccatore.

“Convertitevi, quindi, e credete alla tenerezza” (Mt 1,14). Non si dà conversione quaresimale se non attraverso la brama del “cuore nuovo” creato in noi dallo Spirito di Gesù, un cuore di carne che, rispondendo alla tenerezza infinita di Dio, si trasforma e si dona totalmente a immagine della tenerezza di Cristo. Non si tratta di sentimentalismi né di emozioni vuote. Si tratta piuttosto della Energia spirituale di Dio che viene dall’alto, potenza genuina e irresistibile che viene donata a chi crede, a chi chiede. Gesù ce la dona per dare immensa gloria al Padre, rendendo visibile attraverso di noi, la indicibile grandezza dell’amore eterno che fa fiorire gesti incredibili di amore nei nostri cuori umani così deboli.

Beati i misericordiosi, ossia gli uomini e le donne ricchi di tenerezza, perché otterranno misericordia. E come potrebbero non ottenerla, loro che già la incarnano come luce e potenza dell’Amore  crocifisso e risorto? Le loro “viscere materne” sono ben altro che sdolcinature o illusioni, poiché la loro tenerezza è decisione cosciente e fondamentale per l’amore più difficile, fedeltà a un impegno preso con il battesimo, da rispettare ad ogni costo davanti al dolore di ogni povero “incontrato semimorto sulla via”.
Il clima della tenerezza è il clima della nuova Creazione, e delle nuove comunità, in cui il perdono sostituisce il sacrificio e l’unità elimina ogni divisione tra i fratelli e le sorelle, e la terra diventa “cielo”, ossia comunione personale con Dio e con tutti.

aro fratello, cara sorella, convertitevi e credete alla tenerezza! Sia questa la vostra Pasqua!