Cari Amici,
                  Maria Immacolata, la giovane donna amata da Dio, che in segreto dona la vita a un figlio divino, ci accompagna in questo tempo di Avvento a contemplare il mistero dell’Amore eterno che si fa carne tra noi. Lei, la Vergine Madre che riempie di Luce l’universo e ogni tempo donandoci il Sole di giustizia, Lei nel cui grembo - culla vivente di una Persona divina! - l’umanità diventa storia personale di Dio, Lei celebriamo con umiltà e fervore come Regina e "medicina del mondo".
Regina dei cuori specialmente di chi ama i sacerdoti, la Vergine Madre rivolge i suoi occhi misericordiosi con tenerezza particolare verso i figli più poveri perché sa che il dolore del povero è che nessuno cerca la sua amicizia, nessuno sente bisogno di lui. E’ veramente "poverello" (san Francesco) chi non esiste nel cuore di nessuno.

Per questo motivo, come Madre capace di dolore, Maria rivolge le sue attenzioni ai sacerdoti in difficoltà o nella tenebra che, anche se gracili o colpevoli, vengono crocifissi perché vengono privati della dignità di persone e di figli di Dio. Il sacerdote "poverello", escluso dalla considerazione e dalla comunione dei fratelli, giudicato e condannato fuori della santa città e della memoria, non ha e non è più nessuno. La Madre Regina li conosce tutti per nome, sa quanti sono, conosce l’agonia del loro spirito, il rischio della loro fine. Maria Immacolata nel giorno della sua festa li affida a noi, in cammino verso il  Natale, affinché l’amore per loro divenga palestra quotidiana per il nostro amore e per la nostra imitazione di Lei.

Ma facciamo attenzione a non insultare il Suo invito e le loro povertà se, chinandoci sulle loro ferite, ne ignoriamo l’origine, come se essi appartenessero a una Chiesa che non è nostra, come se noi non avessimo nulla da farci perdonare da loro. "Caino, che ne hai fatto di tuo fratello?": la tua dimenticanza lo uccide. Uccidiamo il sacerdote "poverello" quando gli neghiamo il diritto ad esistere nel nostro cuore e lo lasciamo perire in un naufragio dal quale potevamo salvarlo, sicuramente, con la preghiera e la penitenza, con l’umiltà e la condivisione. "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me". E se dimentichi i Suoi figli più poveri, come fai a pensare di amare la Madre "poverella"? "Se una madre ama e nutre il proprio figlio carnale, quanto più ciascuno di noi deve amare e nutrire il proprio fratello spirituale!" (san Francesco).

Cari Amici, noi ne facciamo esperienza: veramente voi li riportate  alla vita quando vi impegnate con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze e "per sua sola grazia" a far tornare alla luce la loro dignità di uomini e di ministri di Dio; quando riconoscete in loro, comunque e sempre, il valore infinito della loro identità misteriosa e reale di "altro Cristo". Da questa alta considerazione della loro appartenenza a Gesù  nasce  la convinta "con-passione", così come avviene in Maria che li considera tesori da salvare, preziosi per il Figlio e per l’intera umanità. La loro vita può essere sorgente di un bene immenso; la loro rovina, una catastrofe per molti.

Poiché  in tutta la sua vita Maria Immacolata è segnata dalla relazione vitale con Gesù Sacerdote, chi potrà comprendere quanto è profonda la sua relazione con i sacerdoti, specialmente se crocifissi? E se non c’è nulla in Lei che non sia per Gesù e in Gesù, quale è la misura di amore che Lei vorrebbe riversare su ciascuno di loro?

Non siamo cristiani se non siamo umani. Il Figlio di Dio è incredibilmente umano, come sua Madre! Festeggiare, onorare la Regina Immacolata è darLe gioia. Essa ci chiede di amare i nostri fratelli sacerdoti perché sono figli suoi. Ci chiede di amarli con crescente umanità. Senza la vostra tenerezza e umiltà, che amore sarebbe?

Camminare verso il Natale è impegnarci a donare ai sacerdoti più poveri la grazia di ritrovare dentro di sé la dignità di "sacramento di Cristo". Questo, cari Amici, questa festa e questo cammino li potete vivere in ogni momento e in ogni ambiente, con la preghiera, con la penitenza e con l’amore che vi rendono "prossimi" ad ogni vostro fratello, ovunque si trovi.
Buon cammino di amore, quindi, nell’intimo dei vostri cuori, per il bene della Chiesa e per la felicità della Regina nostra, Maria.
Con tutti i nostri fratelli in cammino con noi, Dio vi benedice.