8 dicembre 2010
                                                              Santa Maria Immacolata 
Cari Amici dei sacerdoti,
                                          in cammino verso il tempo dell’Avvento e verso la festa di Maria santissima Immacolata, per me e per i miei fratelli sacerdoti é un grande dono di Dio poter entrare nelle vostre case e vivere con ciascuno di Voi la profonda unità spirituale che rende felice Gesù. Quanto bene è fiorito da questa semplice fraterna nostra comunione che dura da oltre trent’anni!
La nostra esperienza quotidiana e la vita dei sacerdoti che camminano con noi testimoniano che il Padre di Gesù ascolta le Vostre preghiere. Al di sopra delle previsioni umane presuntuose e delle condanne arroganti e omicide di molti, il Padre di Gesù compie continuamente nel silenzio e "per sua sola grazia" (san Francesco) i prodigi che trasfigurano la vita dei sacerdoti deboli o peccatori che, spesse volte, da ultimi che erano diventano primi, cioè santi. "Là dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" (Rm 5,20). Certo, queste cose rimangono nascoste ai sapienti e agli intelligenti! Sono rivelate soltanto a coloro che come voi  credono fermamente che il Dio di Gesù opera tutto in tutti, e nonostante i molti peccati.
E’ tanto bello toccare con mano che Dio è misericordioso al di sopra di ogni nostra immaginazione. La sua grazia raggiunge gratuitamente i peccatori, prevenendo ogni loro merito e la loro stessa preghiera. Ma talvolta, per una deformazione mentale che fa molto male, ci ostiniamo a pensare che Dio salva soltanto coloro che pagano qualche prezzo, che in qualche modo si sono meritati la sua misericordia. Ma la verità è un’altra! "Egli ci ha amati per primo!" (1Gv 4,19). Il Padre "fa piovere generosamente la sua grazia  sui buoni e sui cattivi" (Mt 5,45) e "dona gratuitamente l’acqua dalla fonte della Vita" (Ap 21,6).
Perché ci disturba la sua assoluta, infinita, incomprensibile  gratuità? "Sei tu invidioso perché io sono buono?" (Mt 20,15). Perché non vogliamo credere che il suo Amore precede  ogni nostro criterio, supera ogni nostra speranza? Perché, perché ne abbiamo paura, o vergogna? Perché ci esponiamo al rischio di perdere il meglio della sua misericordia, che è la sua assoluta insondabile gratuità?  Presumiamo di accampare "meriti" con chi ci ama di amore infinito, come se non fosse una offesa il solo pensare di poterlo "ripagare", come se Lui non amasse addirittura coloro che lo crocifiggono! "Andate e imparate cosa vuol dire: io voglio la misericordia e non il sacrificio" (Mt 9,13).
La nostra stessa vita testimonia che  all’Amore assoluto basta veramente poco per muoversi a pietà! Gli basta che un sacerdote abbia toccato il fondo della propria miseria, che riconosca la totale impossibilità di essere salvato per la propria preghiera (divenuta impossibile nel cuore di pietra) o per le proprie opere sante (divenute impossibili senza la sua grazia). Tante volte Gli basta cogliere il lamento "essenziale" del peccatore evidentemente perduto, incatenato in se stesso, morto; Gli basta percepire il pentimento pur inefficace, la disperazione che c’è dentro ai deliri umani e alle ricerche illusorie degli idoli facili. Gli basta veramente poco per muoversi a pietà. Gli basta soltanto "vederlo da lontano" il figlio ingrato e ribelle, la pecora smarrita esposta a una rovina veramente definitiva! E l’iniziativa del "vedere", esclusivamente Sua, lo spinge ad "andare incontro", dal di dentro!
Amore paterno con generosità infinitamente materna, coglie come preghiera le nude espressioni di disperazione ("nessuno  mi può salvare; la mia coscienza è in cancrena") o i progetti dissennati (“mi toglierò la vita; solo questa sarà la mia preghiera") o la cieca caparbietà della deliberata ostinazione nel male. E non riesce a resistere a quella supplica "esistenziale”, che affiora dal fango, unita al coro di amore che sale a Lui dalla Chiesa orante, al dolore delle  innocenti vittime di tanti delitti. E non vede l’ora di rispondere alle suppliche della Madre Immacolata dei peccatori che, pur nella gloria, è sempre ai piedi della Croce. 
"Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare" (salmo 125). Soltanto dopo che l’Eterno Amore, per sua sola grazia e come per miracolo, ha realizzato dentro all’uomo peccatore la sostituzione del cuore vecchio con un cuore nuovo, e chi era stato per tanti anni soltanto  traditore si accorge di essere abitato da uno spirito nuovo di riconoscenza, di pentimento e di amore, abitato da un’anima che non è più quella di prima, soltanto allora al peccatore "sembra di sognare". L’uomo  si accorge di essere diventato per grazia una creatura nuova, liberato dalla propria identità di  profittatore e usurpatore e stupratore dei doni divini e della dignità umana, e con meraviglia sente in sé una nuova tenerezza di amore, e prova  nausea e paura della vita passata che ora inspiegabilmente non pesa più come una enorme zavorra. "La nostra bocca si aprì al sorriso e la nostra lingua si sciolse, in canti di gioia", e nel più intimo del cuore affiora la domanda: ma come sei riuscito a salvarmi?
Chi attraversa questo passaggio dalla morte alla vita sperimenta nell’intimo un dono soave e straordinario, percepisce con la mente e con il cuore la spiegazione di tutto ciò: é la presenza amorevole della Madre di Gesù, regina dei peccatori, che influisce nei momenti decisivi dell’esistenza umana. Il peccatore salvato ne è certo: è sicuramente opera della Vergine questa trasfigurazione della vita, che ha tanto il profumo, la nostalgia, la trasparenza della verginità. Soltanto Lei,  per sua sola benignità, ha voluto finalmente immobilizzare sotto il calcagno l’antico serpente, nemico di ogni figlio di Dio. Essa, che vede e guarda a ciascuno di noi, la Regina "dei deportati che tornano dall’esilio". Lei che  esiste soltanto per offrire Gesù ai peccatori, come umile serva dell’uomo "si nasconde", si nasconde alla radice della conversione di tutti noi. Ma agli occhi della nostra fede è evidente la Sua ineffabile presenza. "Non ci ardeva forse il cuore nel petto, quando ci parlava…?" (Lc 24,32). 
Cari Amici dei sacerdoti, vi prego: non mettete mai in dubbio la estensione e la profondità e l’altezza e la attualità dell’amore di Dio per i Sacerdoti feriti! Unite con noi la vostra voce, al canto degli angeli e dei santi che riempie il cielo e la terra: "eterna è la sua misericordia"!
Con i sacerdoti vostri fratelli, con tanta riconoscenza vi benedico.