Santa Quaresima 2011

Cari Amici dei Sacerdoti,

                             il tempo della santa Quaresima mi sollecita a chiedervi ancora preghiere e penitenze per una necessità veramente grande della Chiesa.
Esistono sacerdoti esemplari, fedeli e generosi nella vita di preghiera e nel dono di sé, con una spiritualità intensa che a volte è addirittura rigorosa. Apprezzati dai fedeli e dai Superiori, sembrano una sicura garanzia di fede e di carità. Sono "una casa fondata sulla roccia" della preghiera, della coerenza morale, dell’apostolato. Eppure una insidia che era nascosta nelle loro persone, esplode all’improvviso, sconvolge tutto un passato esemplare, favorisce il crollo della loro stessa identità sacerdotale. "Vennero i venti, strariparono i fiumi, e quella casa crollò" (Mt 7,25).
E’ esplosa violenta, imprevista una crisi affettiva che ha messo in evidenza una crisi più profonda. In pochissimo tempo, talvolta in pochi giorni, quei sacerdoti si sono trovati ad affrontare un’autentica tempesta di sentimenti, di dubbi, di ambiguità, talvolta di infedeltà, esposti al rischio del totale naufragio. La tentazione dell’abbandono degli impegni solenni assunti, da sostituire con prospettive di vita coniugale a suo tempo rinunciate, è divenuta seduzione e brama del nuovo, e ripugnanza del passato. Il cuore profondo si è trovato spaccato tra due richiami prepotenti: l’uno, il primo, che esige il radicale abbandono di tutto per appartenere esclusivamente a Cristo e agli uomini; l’altro, quello della creatura e per la creatura, che si presenta con identiche esigenze di totalità ed esclusività.
Cosa è successo in verità? Sono successe molte cose, complesse e diverse a seconda delle persone e delle situazioni. Abitualmente è successo che si sono incontrate due persone mosse da bisogni e da vuoti da colmare, ingigantiti da ferite e da solitudine. E’ successo che si sono incontrate due persone affettivamente poco solide. E’ successo che quell’incontro nei sentimenti e nelle emozioni ha dato la sensazione piacevole di attenuare la fatica (o la nausea) del vivere e del perseverare coerenti nel rispetto della propria e della altrui identità. I sentimenti hanno rivitalizzato zone assopite o morte o stressate dell’anima che non erano "radicalmente" consacrate dalla preghiera, dalla penitenza, dalla irreprensibilità. Poi è successo che la nuova vicinanza ha cominciato ad essere ipotizzata come una nuova chiamata. Il coinvolgimento emotivo e la gratificazione affettiva hanno avviato i primi passi della trasgressione. La coscienza morale ha lasciato spazio ai compromessi, alla complicità morbosa, alla menzogna. Ha accarezzato la rinuncia all’impegno come fosse nuova forma di vita, una nuova coerenza in una nuova presunta identità.
Gli interrogativi si impongono. Primo tra tutti: ma come mai la preghiera così autentica e vissuta per anni non è stata efficace, non ha garantito la fedeltà? Forse una parte della persona aveva ancora bisogno di essere radicalmente consacrata? Quale zona della persona doveva passare ancora da morte a vita? Cosa doveva essere fatto per attuare o ottenere una così radicale consacrazione del profondo? Il consacrato "fedele e coerente" può mai sentirsi al sicuro di fronte alla propria gracilità? Dovrà sempre diffidare di se stesso? Ma allora la grazia che cos’è?
Forse esiste una spiegazione. Quegli uomini sacerdoti (fatte poche eccezioni) avevano dimenticato che "prima di scegliere, erano stati scelti", e che per accogliere e gustare simile dono divino è necessario volerlo, abbracciarlo, "con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze", e per poter fare questo è necessario, sì, chiederlo "con forti grida e lacrime" ma che le grida e le lacrime siano fatte soprattutto di accettazione della totalità, radicalità, esclusività del dono di sé a Colui che rivolge "ogni giorno" l’invito "se vuoi, vieni e seguimi!". Il punto debole era l’attenzione quotidiana di fede generosa, attenta a quel "se vuoi". La scelta quotidiana rinnovata e donata. Tutto era consacrato tranne la volontà profonda della persona che, senza accorgersene, aveva riservato per sé, per i propri bisogni una parte del dono di sé, la parte più importante, la parte affettiva, il dono della libertà.
Cari Amici, esistono uomini sacerdoti con numerose "inconsistenze centrali" capaci di neutralizzare e rendere vana la potenza della preghiera e della grazia. Il Dio della vita non libera né loro né la Chiesa dalle conseguenze dei loro peccati di omissione, specialmente quando è stata omessa una acuta vigilanza sulle proprie falsità e si sono pretesi dalla grazia  compromessi che impediscono la crescita responsabile della persona.
Cari Amici, per una più completa maturità umana dei sacerdoti Vi supplico di pregare tanto: il mondo ha bisogno di sacerdoti santi ma questi hanno bisogno di essere uomini guariti dalle più intime falsità. Sia questo il nostro impegno evangelico di amore con il quale raccogliamo sulla strada i nostri fratelli minacciati e li accompagniamo alla Vita.
Per la vostra fedeltà a Gesù sacerdote nostra Vita, siate benedette! Pace a voi! Sì, pace a voi, verso la Pasqua!