Cari Amici dei Sacerdoti,                                            
                                              è ormai prossimo l’inizio dell’Avvento, il tempo del concepimento del Figlio di Dio nel grembo di Maria e nel grembo della storia umana. Il Figlio da sempre ha desiderato nascere tra noi per restare sempre con noi. Come nel grembo della Vergine Madre così anche nell’intimità del nostro spirito e della nostra vita la Parola eterna del Padre ci chiede di aiutarlo a farsi carne e divenire storia quotidiana.
Ma questa missione comune ad ogni battezzato diviene più urgente che mai oggi, per noi che amiamo in modo tutto speciale i Sacerdoti, specialmente quelli più provati dalla debolezza o dal male. Ci domandiamo: cosa fare perché questo tempo liturgico di attesa e di speranza rechi pace e grazia nel cuore di tanti fratelli Ministri di Dio, grandemente bisognosi del nostro amore?

Certamente il primo passo da fare sta nella nostra conversione mentale. Siamo responsabili della nostra poca fiducia nella grazia sanante di Dio, troppe volte preghiamo con poca speranza e con tiepida fede, e così neutralizziamo l’azione del Padre buono che non riesce a compiere prodigi a causa del nostro dubitare o del non credere in Lui, somma bontà. I nostri fratelli più deboli o anche peccatori vanno amati a partire dalla nostra testa, dalle nostre idee nei loro confronti e nei confronti dell’amore e della potenza di Dio. Fratelli, sorelle, viviamo nell’anno della fede: è urgente che dimostriamo al Padre buono la nostra incrollabile fede nella sua gratuita infinita bontà. Anche nei riguardi dei sacerdoti in difficoltà il Signore ci ammonisce: "i miei pensieri non sono i vostri pensieri" (Is 55,8) e ancora "tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini" (Mt 16,23), e ancora "i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri" (Is 55,9).

Ma l’umiltà nella mente dinanzi al mistero della fragilità umana e della potenza della grazia, sarebbe sterile se non fosse tutta pervasa di amore: "la fede senza le opere è morta" (Gc 2, 26). Morta, cioè non reca alcun frutto a te né al tuo fratello, non edifica la Chiesa e non dà gloria al Padre. In effetti l’Avvento diviene tempo di attesa e di speranza efficace, tempo di concepimento di Gesù nella storia nostra e dei fratelli, se è quotidianamente intriso e traboccante di amore generoso verso di loro, al di sopra di ogni paura o avarizia, ad immagine dell’amore che il Figlio e il Padre hanno per noi peccatori. Basta, considerare i sacerdoti, anche se peccatori, come lebbrosi da fuggire, come infedeli per sempre! Basta, dimenticare che sono stati scelti per essere pietra angolare nell’edificio della Chiesa! San Francesco diceva ai cristiani: "In essi non voglio considerare il peccato, perché sono miei Signori!", incarnazioni viventi e misteriose del Cristo Signore. La nostra fede, il nostro amore sono troppo tiepidi nei confronti dell’altissima dignità e indispensabilità del Sacerdote!

Cari Fratelli e care Sorelle, so bene che da tanti anni voi custodite e fate vibrare questo amore evangelico nei vostri cuori, "per grazia di Colui che opera tutto in tutti" (cf. Gv 5,17), ma il momento ecclesiale e sacerdotale che stiamo attraversando esige un ricco supplemento di fede, di amore e di penitenza. In nome di Gesù che vi unisce a Sé nello Spirito del Padre suo, vi chiedo di rendere più autentica la vostra fede e la vostra carità per i sacerdoti "poverelli", anche con un impegno di penitenza. Vi chiedo, al di sopra delle rinunce corporali, i sacrifici spirituali quotidiani dell’obbedienza, del silenzio che custodisce la pace, e della carità fraterna. Vi chiedo la penitenza più difficile: quella di accettare e di offrire a Gesù i vostri peccati di tutta la vita e le fatiche spirituali più intime e personali di oggi, offrendo generosamente la vostra nullità a Lui che aspetta da voi soprattutto "questa" offerta, per bruciare tutto nel fuoco divino del suo Cuore. Vi chiedo il “sacrificio a Lui gradito” di non dubitare mai, assolutamente mai, della sua misericordia.

Forse non incontrerete mai in terra i sacerdoti ai quali voi avete ottenuto grazia sanante e fortezza e perseveranza. Sono innumerevoli. Loro stessi non vi diranno "grazie" per tanta salvezza ricevuta. Questo premio vi è riservato per il Cielo dove ci riconosceremo tutti nella visione dell’Amore. Ma questo modo di vivere oggi l’Avvento in comunione con i Sacerdoti in difficoltà, nella fede, nell’amore e nella penitenza, questo modo di trasmettere dall’intimo del vostro cuore vita e speranza ai fratelli più deboli che Gesù stesso si è scelto, è già vivere la grande grazia del Natale. Il senso profondo di quella notte santa, infatti, sta nell’accogliere ogni uomo come un figlio e nel far sì che viva.
Questo Avvento sia veramente Buono! Sia ricolmo di tenerezza verso i sacerdoti deboli e "poverelli"!  Vi benedico nel nome di Dio Padre.