Cari Amici dei Sacerdoti,
                                         tanti sacerdoti in cammino con noi vi ringraziano per il vostro amore nei loro confronti. Le vostre preghiere e sofferenze, offerte al  Padre per ottenere loro grazia e fortezza, sono un dono inestimabile per la vita loro e della Chiesa, raggiungono le loro anime come grazia sanante. Siate benedetti!
 In questa Quaresima, a nome loro vi rinnovo la richiesta di perseverare in questo amore, specialmente per quelli che soffrono difficoltà materiali e spirituali più gravi: essi sono tanto più bisognosi del vostro amore quanto più sono crocifissi dalla propria umana debolezza e minacciati dalle tenebre della mente e del cuore. Anche a voi, come ho fatto con tutte le monache di clausura d’Italia, chiedo la carità spirituale del ricordo costante.
Nessuno al mondo può immaginare quale fu il dolore sofferto da nostra Madre la Vergine Maria quando suo Figlio Gesù, Amore coronato di spine e trafitto dai chiodi, sulla Croce gridò con grande voce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46). Chi potrebbe misurare l’oceano di angoscia della Vergine Madre? "E’ grande come il mare il tuo dolore! Chi ti potrà consolare?" (Lam 2,13). Lo stesso dolore dovrebbe trafiggere la nostra anima se ci rendessimo conto di quanto grave e diffusa è la prova e la presenza dell’ora delle tenebre nel tessuto presbiterale!
 Unita al suo Gesù, Agnello immolato, nostra Madre, nel silenzio e nell’angoscia dell’anima, fece sua la preghiera di quel salmo 21 intonato dal Figlio e con lui proseguì: "Tu sei lontano dalla mia salvezza! A te le parole del mio lamento: ti invoco di giorno e non rispondi, ti cerco nella notte e non trovo aiuto…". Madre e Figlio in preghiera vivevano la più intensa comunione di vita mentre stavano morendo nel cuore per la violenza della loro imminente separazione. Anche le donne, con Giovanni il discepolo, rimaste fedeli accanto alla croce pregavano: "… dal seno di mia madre sei tu il mio Dio! ..." (v.11), "è arido come un coccio il mio palato, la mia lingua è incollata alla gola! …" (v.16), fino a quando Gesù disse: "ho sete!" (Gv 19,28). Era giunta "la sua ora": l’ora in cui la Madre di tutta l’umanità, in comunione perfetta con il Figlio, nel dolore e nella preghiera accettò di partorire sul Golgota la famiglia dei figli di Dio.

Anche per noi, cari Amici dei sacerdoti, questa santa Quaresima segna "la nostra ora", il tempo dell’amore più generoso e della con-passione. Anche noi siamo invitati ad assumere nella preghiera e nella penitenza il mistero inaccettabile del male nella vita dei presbiteri, siamo chiamati a portare davanti al Padre la fragilità dei nostri fratelli consacrati, per farci carico delle conseguenze individuali e sociali del male che li devasta. Per questo, siamo chiamati ad offrire al Padre ogni nostra sofferenza, la espiazione fatta di preghiera, di penitenza, di abbandono. Il Padre ci domanda l’adesione perfetta alla sua volontà, sulla croce quotidiana della radicale coerenza.

La Vergine piena di grazia si è fatta carico dei nostri peccati e, dimenticando la sua identità di "non peccatrice" e di madre del figlio di Dio, ha accettato di "essere trattata come peccato" per amore nostro, si "è fatta peccato" (2Cor 5,21) con Gesù per tutti noi, ha assunto su di sé tutte le conseguenze del suo essere madre dei peccatori. Pur sempre vergine immacolata e piena di grazia, ha voluto con il Figlio divino "essere associata ai malfattori" (Lc 22,37), lasciando a noi l’esempio. Così voi "fatevi peccato" con Lei e con Gesù nel chiedere per loro pietà, vivendo voi stessi il dolore e il pentimento per tutte le loro colpe, "obbedienti fino alla morte e alla morte di Croce".
Cari Amici dei sacerdoti, non abbiate mai paura di stare, con la mente e con il cuore, dalla parte dei peccatori e di intercedere per loro! 

Santa Quaresima, e generoso cammino verso la Pasqua! Vi benedico!