Carissimi,
                   stiamo entrando nel tempo della santa Quaresima, il tempo della generosa conversione all'amore per Gesù e per i suoi fratelli più stretti: i Sacerdoti. Questo tempo ci invita ad un ascolto più attento della realtà di dolore e di debolezza presente nella Chiesa. Ci spinge a vivere evangelica "compassione" verso i fratelli più preziosi e più minacciati: i Sacerdoti. 

"Sono uno straccio di prete. Chi mi guarirà l'anima? Chi  mi aiuterà a salvarmi?
Oggi mi sento solo di pregare così: Signore, se mi mandi all'inferno ci andrò, per obbedire a te almeno nell'eternità.
Accetto fin d'ora di essere un cero acceso che arda dinanzi alla Tua giustizia.
A modo mio, tra i dannati, proclamerò la Tua misericordia perché non mi hai annientato
".

ualche volta l'uomo-sacerdote matura, nel profondo del proprio smarrimento, una perversa decisione con la quale porre fine al dramma di una vita debole e incoerente: "mi rassegno alla perdizione e la faccio finita". Dal di dentro della tomba nella quale si è progressivamente sepolto vede solo nella "morte" la fine della propria angoscia. I passi sulla via della perdizione lo hanno portato a tanto. Stipendio del peccato è la morte.
Sarebbe assai riduttivo e superficiale, leggere quei drammi soltanto in chiave psicologica, attribuire parole e gesti insani soltanto alla di lui depressione.

Non è facile analizzare il "mistero" e le sue conseguenze: la congiunzione intima dell'Amore divino con la creatura umana (la chiamiamo "vocazione"), la Signoria di Dio sulla libertà dell'uomo e la resistenza della creatura che, in un modo o nell'altro, dice "non serviam", non voglio servire l'Amore, sono elementi misteriosi, inaccessibili, di un dramma personale che talvolta può finire in  tragedia. Solo un umile approccio di fede e di amore può aprire spiragli di luce in una così grande oscurità. Solo la preghiera e la coerenza morale di molti possono aiutare chi si è perduto nella  tenebra della morte interiore.
Quando la libertà dell'uomo-sacerdote si è progressivamente intossicata e atrofizzata, quando le abitudini contratte lungo il piano inclinato della materialità hanno pervertito gli orientamenti della coscienza e ignorano e tradiscono abitualmente le aspirazioni pure; quando si è estinta da anni la familiarità con le cose divine, allora è veramente grande la rovina di cui parla Gesù: "quella casa andò in rovina". L'anima si è ammalata. Chi potrà guarirla?

L'esperienza insegna che l'inferno interiore, separazione dall'Amore di Dio e dai suoi progetti, non solo esiste, ma addirittura può essere voluto consapevolmente, definitivamente, disperatamente, da chi ha smesso di rispondere all'Amore con tutta la mente, con tutte le forze, con tutto il tempo.
Chi aiuterà questi uomini sacerdoti? Chi pregherà e offrirà la vita per loro affinché siano salvati dalla rovina senza ritorno? Qui non serve evadere dalla realtà facendo facile riferimento alla misericordia infinita di Dio. Dinanzi al mistero della libertà umana divenuta sempre più debole e pervertita, l'unica possibilità che rimane è l'immolazione della tua stessa vita in cambio della salvezza del fratello. Sembra ormai, dico sembra, che le sole preghiere non siano efficaci. Gesù ce lo dice a chiare lettere: "nessuno ha amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici", e ancora: "fate questo in memoria di me". Il suo richiamo all'immolazione è esplicito!

Carissimi, la vera conversione non consiste nel guardare la propria miseria ma nel fissare gli occhi e il cuore su di Lui. E' un problema di amore generoso "come Lui ha mamato noi".
Chi è disposto, per Amore di Gesù sacerdote e dei Suoi ministri, a chiedere questo dono, offrendo a Dio la propria stessa vita? In questa chiamata all'offerta della vita si definisce tutto il nostro servizio.
Questa Quaresima sia così, veramente  sacerdotale! Vi benedica Dio onnipotente!