15 Agosto 2011

Cari Amici dei sacerdoti,

                                            "raccogliete i frammenti affinché non vadano perduti" (Gv 6,12). Gesù e la Chiesa hanno sempre avuto un’attenzione appassionata per i frammenti, per le briciole. La raccomandazione che Gesù rivolge agli apostoli subito dopo avere sfamato la moltitudine é stata accolta e custodita con amore dalla Chiesa da venti secoli. Ancor oggi essa raccomanda a sacerdoti e fedeli un’attenzione rigorosa di fede e di amore nei confronti di ogni frammento del Pane della Vita.
Ma sicuramente, Gesù che contemplava entusiasta le messi biondeggianti sotto il sole del Regno e sollecitava a chiedere al Padre numerosi mietitori, aveva dinanzi allo sguardo anche la realtà dei troppi "frammenti" sprecati e perduti, in particolare il doloroso spettacolo dei "frammenti in difficoltà" nel popolo dei suoi sacerdoti. Molti di coloro ai quali Egli avrebbe affidato il divino potere di trasformare il pane e il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue, proprio loro che avrebbero potuto cancellare i peccati del mondo si sarebbero scontrati con un duplice rischio: quello di tradire la loro consacrazione e quello di essere abbandonati dai fratelli nell’ora della tentazione o del peccato. Appunto, frammenti di Dio nella storia degli uomini, briciole di grazia divina cadute sulla terra dalla mensa del Padre, sono numerosi, troppi i sacerdoti che vengono sprecati, abbandonati alla loro sorte quando è l’ora delle tenebre. Da dopo il Concilio e fino a tutt’oggi, ogni anno nel mondo sono oltre mille i sacerdoti diocesani e religiosi che abbandonano il ministero presbiterale.
Gesù stesso, Parola di Dio si è fatto uomo per recuperare in noi i frammenti di divinità esposti al peccato e alla morte. Ci ha lasciato così l’esempio affinché pure noi facciamo come Lui. Egli ci incoraggia a divenire addirittura ricercatori appassionati dei sacerdoti in difficoltà, frammenti della sua misericordia divina, e ci assicura che è sempre pronto ad aiutarci nel raccoglierli con noi, per conservarli e restituirli alla sua Chiesa.
L’evangelista Giovanni, non a caso, ricorda che il pane moltiplicato dal cuore e dalle mani di Gesù era "pane di orzo". Non il pane azzimo, sacro e riservato al giorno del Signore; bensì il pane feriale, l’alimento povero del popolo, il pane scuro degli schiavi e dei lottatori. Ebbene, ci invita a radunare nel nostro cuore le loro persone e le loro solitudini, a metterle insieme nella nostra preghiera, proprio tenendo conto della loro povertà, perché – l’insegnamento è chiaro! – per lui ciò che è destinato a perdersi può essere principio di nuova abbondanza. I dodici canestri ricolmi con gli avanzi serviranno a mettere in rilievo ancora di più la luminosità dei prodigi del Padre, serviranno a sfamare tanti altri fratelli, serviranno a capire e vivere meglio il vangelo!
Nei confronti di sacerdoti che sono responsabili di delitti gravissimi a volte si parla di "tolleranza zero" con espressione totalmente sconosciuta al linguaggio evangelico e alla tradizione della Chiesa. E’ comprensibile, ma è grave errore. L’insegnamento di Gesù va in tutt’altra direzione: la direzione di guardare in faccia tutta la realtà, senza ipocrisie o idealizzazioni e di riconoscere le proprie responsabilità; la direzione di affermare giustizia e verità senza mai venir meno alla infinita misericordia; la direzione della conversione, a tutti i livelli, alla perfetta carità. Del resto, sarebbe offesa grave alla misericordia divina ignorare i numerosi e straordinari eventi di riscatto di molti sacerdoti "caduti", non riconoscere in essi l’efficacia della grazia sanante “che in essi non fu vana” anche perché resa feconda dalle opere della carità fraterna. Sarebbe offesa grave alla dignità della persona, spesse volte disgregata, spesse volte in frantumi, trattarla come se non potesse mai più ricomporsi in unità e armonia, in verità e trasparenza. Dove è scritto che esistono alcune categorie di sacerdoti che non possono essere aiutati e salvati? Per quanto tempo si è provato a soccorrerli? Con quanto amore? Come si può attentare alle fondamenta stesse della Chiesa esprimendo sentenze definitive di intolleranza e di esclusione contro i sacerdoti "caduti", dei quali molte volte si ignora la storia reale di conversione, come se fossero comunque abbandonati dal Padre di Gesù?
Raccogliete e custodite i frammenti, anche se mescolati con il fango, perché nulla si perda. Ciò che non dobbiamo perdere è la fede nella possibilità che si manifestino le opere del Padre nella vita di tutti, anche dei sacerdoti in difficoltà. Quella parola di Gesù è una supplica! E’ un invito accorato del Figlio di Dio rivolto alla Chiesa docente e alla Chiesa militante. In quest’ora in cui, forse più per tiepidezza che per prudenza, più per ipocrisia che per sapienza, si fa più grave il rischio di tradire fede e speranza a causa degli scandali, Gesù ci sprona ad avere fede e amore "fino alla fine" e ci invita a scoprire quali messaggi e richiami Dio ci offre dal di dentro della realtà del male. La voce degli eventi e la voce del Padre, per il credente sono la stessa cosa!
Cari Amici dei sacerdoti, Gesù ci dice: "deve avvenire di me quello che dice la Scrittura: E’ stato annoverato tra i malfattori!" (Lc, 22,37). Non abbiamo paura, care sorelle e cari fratelli, di stare dalla parte di Gesù e di Maria sua Madre: annoverati tra i malfattori, sacrificati sul monte santo in compagnia dei peccatori, hanno salvato il mondo!
Noi siamo chiamati ad amare "fino alla fine"! Quale gioia poter dire "Siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli!" (1Gv, 3,14).
Vi benedice Dio onnipotente e buono, con la sua pace!