madonna eucarestiaSembra un paradosso ma le crisi e le defezioni sacerdotali sono anche un dono di Dio alla Chiesa.
Occorre molta umiltà per riconoscerlo, molta fede e molta grazia per accettarlo nelle sue conseguenze.

Ogni sacerdote in difficoltà è il frutto amaro di numerose lacune personali e comunitarie che sovente non riconosciamo. Preferiamo darci pace attribuendo ogni responsabilità delle crisi al maligno, ai singoli, al caso.

Dalle crisi, invece, emergono numerosi messaggi che provocano ognuno di noi. Emergono richiami a maggiore serietà selettiva dei candidati, a più completa formazione dei futuri sacerdoti, a più fedele rispetto dei numerosi segni dei tempi, presenti nei giovani che Dio ci manda. Emergono sollecitazioni ad un urgente ritorno alle categorie mentali della fede semplice, alla pratica incessante della preghiera, all’attuazione delle opere di misericordia per sostenere la perseveranza e l’umanità dei sacerdoti. Per questi e altri richiami, le crisi sono anche un dono.

Circostanze complesse, di ordine sociale, culturale, ecclesiale hanno causato l'attuale fenomeno delle crisi, ma non devono costituire un alibi per le nostre responsabilità personali e comunitarie. Tutti, dinanzi ai numerosi abbandoni e alle ancor più numerose crisi, dovremmo domandarci: quanto credo nel sacerdote? quanto spero nel sacerdote? quanto amo il sacerdote? quanto «pago» per il sacerdote? Perché le crisi sacerdotali nascono anche dall’indifferenza dinanzi a questi interrogativi.

Per molti motivi le crisi sacerdotali si inseriscono in un piano provvidenziale.