gesu-acque«La Chiesa deve rendere testimonianza alla misericordia di Dio professandola come verità di fede che salva, necessaria ad una vita cristiana coerente» Giovanni Paolo II.

Il sacerdote ferito «lasciato quasi morto sulla via che conduce da Gerusalemme a Gerico», minacciato nella fede e nella speranza anche a causa della distanza dei fratelli, si domanda «quando arriverò e vedrò il volto di Dio?» (salmo 42).

Amare il sacerdote significa aiutarlo a ritrovare il volto del Padre, significa offrirgli possibilità concrete di incontrare la presenza divina anche nel dolore, nella solitudine e nel peccato stesso.

Il sacerdote, come tutti, vuole incontrare il Padre come persona viva e operante: ha bisogno di qualcuno che lo attende, di una voce che gli parla, di uno sguardo che lo capisce, di una mano che accompagna e che solleva, di un cuore tenero e fedele che perdona, di un amore profondo che provvede.

E’ possibile riflettere verso i sacerdoti feriti i lineamenti del Padre? Seguendo gli inviti del Papa, dobbiamo - specialmente in questo Anno Sacerdotale - trasmettere misericordia incondizionata, essere luogo di perdono e di pentimento comunitario e personale, luogo di amore concreto, fatto di continuità e di atteggiamenti nuovi e coraggiosi.