lapidazione stefanoIn molti sacerdoti la grazia di Dio non riesce ad operare serenità e fedeltà perché quei nostri fratelli, già schiacciati dalle responsabilità personali, vengono feriti a morte da altri “fratelli”.

Molte situazioni di crisi spirituale e molte decisioni di abbandono si sviluppano a causa di parole e di comportamenti sbagliati o insensati di alcuni di noi. A chi in un momento di smarrimento ha bisogno soltanto di accoglienza, di amore e di verità troppo spesso vengono gettate in faccia parole di condanna confermate da atteggiamenti di rifiuto definitivo.

Quando poi quelle parole sono pronunciate da Superiori o da amici aprono nell’intimo del sacerdote una voragine di insicurezza che paralizza ogni speranza e rende più difficile il cammino della ripresa. Quasi sempre sono una spinta decisiva verso l’evasione.

Quando avremo l’umiltà di riconoscere che molte crisi e defezioni sono derivate anche da tanti giudizi sommari, da tante parole superficiali, dalla premura di liberarsi una volta per tutte del problema di un uomo scomodo? Quando ritroveremo la fede nella grazia sanante? Quando finalmente troveremo, come singoli e come comunità, l’umiltà per dire al sacerdote ferito a morte: “Fratello, perdonaci”?