santi simonemartiniAlcuni sacerdoti, talvolta solo a distanza di pochi mesi dalla sacra ordinazione, dimenticano "chi sono". In essi, poco a poco, si attenua e scompare la coscienza riflessa della propria identità e della propria missione essenziale.

Cosa è successo nella loro persona, cosa li ha resi demotivati, spenti, proprio quando la loro vita avrebbe dovuto cominciare a sbocciare e portare frutto?
La risposta è quanto mai complessa e, per esser onesta, deve essere sempre personalizzata. Tuttavia - senza alcuna pretesa di originalità - crediamo di poter sottolineare una riflessione che riteniamo essenziale, sul piano dei principi da ricordare e delle decisioni da proporre.

Non si ha sacerdote senza uomo. Ed "essere uomo" è "essere responsabile e fedele nell'impegno". Fatte le dovute eccezioni, anche per il sacerdote, fonte di frustrazione è la mancanza di impegno.

Perché l'uomo sacerdote ritorni vivo, deve essere accompagnato al senso della responsabilità personale e all'impegno quotidiano, nella costruzione dell'armonia interiore, nell'adesione alle esigenze della consacrazione, nella tensione costante verso i compiti specifici da eseguire con gratuità.

La linfa che alimenta la fedeltà e la maturità sacerdotale è la decisione per questa ascesi quotidiana. Questa è la strada principale per tornare nella città fortificata della propria identità.