peccatoriCi sono molti motivi per dubitare circa la autenticità di alcune vocazioni sacerdotali. Gli errori personali, i comportamenti poco morali, gli scandali, le valutazioni oggettive dei Superiori farebbero pensare che qualcuno non era "chiamato" e quindi non doveva essere "consacrato". Si aggiungano le certezze che il sacerdote stesso sente circa la propria non-vocazione e i responsi della psicologia sana, della prudenza morale, dell’esperienza.
Ma siamo proprio sicuri che tutte queste considerazioni pur oggettive siano sufficienti?

Le chiamate di Dio sono misteriose e il Cielo è pieno di ciechi, storpi, muti e peccatori (Lc 14,21). Perché mai il Cielo che è su questa terra, cioè la Chiesa, dovrebbe essere composto solo di eroi e di santi?

E se Dio avesse affidato alla Chiesa proprio quell’uomo debole riconoscendo a Lei il compito di accoglierlo, dì amarlo in profondità e di guarirlo per quanto è possibile?
Gesù che ha sempre preferito gli ultimi e i deboli ci dice ancora: «Non siete voi che avete scelto me. Sono io che ho scelto voi perché andiate ...» (Gv 15,16).

Forse ciò di cui tutti abbiamo più bisogno e a cui dobbiamo mirare è la docilità nella fede semplice, è la capacità di leggere con sapienza, in modo più penetrante e soprannaturale, il mistero di Dio che "chiama chi vuole" e che affida a ciascuno di noi il suo ministro nella prova perché "lo amiamo fino alla fine".