piedi gesNessuno dubitava della sua identità sacerdotale, del grande bene che aveva fatto per anni. Quel sacerdote però era in difficoltà.
Abbiamo fatto pregare tanto per lui. Abbiamo scritto a molti monasteri di clausura d’Europa affidando il suo nome e il suo sacerdozio a oltre mille monache. Molte di loro hanno assicurato che stavano pregando giorno e notte per lui. Ma un po’ per convinzione, molto per stanchezza, ha deciso di tornare a vivere da laico.

Era o non era autentica la sua vocazione? Era bene o no sperare nel suo ritorno al sacerdozio?
Il mistero di ogni vocazione e di ogni perseveranza è grande. È insondabile come il mistero della persona, della sua libertà, dei suoi limiti. Come il mistero di Dio. Come il mistero del male.

Sarebbe bastato un piccolo supplemento di fede e di generosità per superare una difficoltà di ordinaria amministrazione e tornare a vivere come sacerdote di Dio? Come mai il dono non gli è stato elargito? Tanti altri, in situazioni più complesse e giudicate irreversibili, hanno ripreso la vita sacerdotale con gioia e con impegno. Perché lui no?
L'unica parola da dire è il silenzio fatto di amore per la persona, fatto di servizio e di rispetto per le sue scelte.