lavanda"Titolo di studio? non ne ho. La mia laurea in teologia conta ben poco soprattutto oggi. Ho cinquant’anni. Come farò per vivere? Farò il netturbino, il lavapiatti, il manovale ... qualunque cosa che mi consenta di sopravvivere".

Sembra incredibile ma per alcuni ministri di Dio il sacerdozio non regge più come ragione di vita. Assediati, soffocati da circostanze esteriori ed interiori, alcuni di loro si sentono svuotati di risorse. In loro diventa angosciante il senso del fallimento, l’ansia della liberazione, il desiderio della fuga come male minore.

Come può arrivare a questa lacerazione un uomo consacrato per il quale il sacerdozio è "carattere" di valore eterno? Come mai ricorre a lauree effimere colui che ha la capacità di annullare i peccati degli uomini, la potenza di realizzare il Corpo del Signore? Forse per ricuperare una parte importante di sé che non era realizzata e che correva il rischio di morire per sempre?

Eludere la risposta ricorrendo alla tesi facile del disimpegno non è onesto, non è cristiano. Cerchiamo di darci e di dare le risposte della riflessione e del confronto sereno con l’esperienza, al di là delle risposte della fede e della carità.