vangelo1Può sembrare strano o assurdo, ma molte volte ciò che noi chiamiamo "crisi" è, in realtà, una scelta di coscienza. Quello che riteniamo "tradimento" è una decisione di coerenza. Quello che definiamo "abbandono" e un abbraccio più stretto al Padre, in una forma di vita intuita come "più vera" oggi.

Accade sovente, anche nel campo delle crisi e delle cosiddette defezioni sacerdotali. Il fratello che viene considerato apostata, molte volte è un uomo che ha ritrovato se stesso; il consacrato che «ha buttato la tonaca alle ortiche» in realtà è una persona che ha finalmente avuto il coraggio di rifiutare la propria menzogna e di assumere le proprie responsabilità.

Autentici esempi di fedeltà a se stessi e alla verità, pagati a caro prezzo, giungono sovente da uomini un tempo ritenuti "traditori". Nei loro confronti molti emettono sentenze negative, senza appello. Anche il diritto talvolta è impietoso. Non c’è da stupirsi, parlano senza acuta cognizione di causa, ignorano il vero stato delle cose. Applicano pregiudizi, preconcetti, luoghi comuni, ma la considerazione oggettiva e profonda delle situazioni personali è assai carente.

Un servizio sincero al sacerdote, per essere evangelico, si sforza d’essere umile dinanzi al grande mistero del cammino della libertà personale e dell’autocoscienza, nella vita di un uomo. Umile e rispettoso. Al di sopra delle facilonerie, delle sentenze superficiali o delle insinuazioni ingiuste rimane il Vangelo dell’amore per la persona, per la sua gioia e per la sua inaudita bellezza. E la bellezza della persona è la sua verità. Qui si realizza sempre l’incontro autentico con il Padre della misericordia, con il Dio della vita.