s teresa-davila«A che cosa servono? Perchè si seppelliscono vive, fuori del mondo?» è la domanda che molti si fanno a proposito delle monache di clausura. Anziane o giovanissime, ricche di cultura, di professionalità o semplici creature talvolta analfabete, gioiose e loquaci o immerse nel silenzio: cosa fanno di veramente utile per l’uomo?
Da tantissimi anni siamo in contatto diretto con la grande  famiglia delle claustrali di Italia, viviamo immersi, come in un grembo materno, in questa meravigliosa "Italia dello Spirito".
I monasteri femminili sono le cellule vive di un grande organismo di amore. Il cuore di decine e decine di monache è il vero luogo dove si attua l’abbraccio di riconciliazione tra il sacerdote ferito e il Padre di Gesù.

Ogni quattro mesi raggiungiamo quelle sorelle predilette nel silenzio e nella povertà delle loro stanze, con una lettera  che le rende partecipi "cuore a cuore" del nostro cammino, del nostro servizio. Più di mille nomi si trovano ad abitare nel cuore di quelle sorelle che hanno sposato Gesù.
Da questa corrispondenza è nata una meravigliosa realtà. Le innumerevoli risposte che ci giungono ci dicono che nei monasteri si va fortemente consolidando una tradizione, esistita da sempre, di perfetto amore verso i sacerdoti in difficoltà.
Le monache più anziane, quelle sofferenti da anni nel corpo e nello spirito, le monache più giovani, fino a quelle che sono ancora alla vigilia della loro professione ci scrivono con semplicità: « Vorrei offrire a Dio tutta la mia vita per la gioia e per la santità di un sacerdote bisognoso di amore ... . Mi puoi fare dono di un fratello indicandomi il suo nome? Ti assicuro che lo accoglierò nel cuore con tanta tenerezza e lo presenterò ogni momento a Gesù» (una monaca di 23 anni). Dare la vita per i propri amici è l’amore perfetto, l’amore che riceve sempre risposta dal Padre fedele che lo ispira, sostiene, e lo porta a compimento fino al totale dono di sé. Veramente "nessuno ha un amore più grande di questo", paterno e materno insieme.
Chi può misurare il bene che ne deriva per la Chiesa e per l’umanità? Chi può descrivere i frutti di guarigione, di serenità, di maturità, di perseveranza, in una parola di "grazia" che ricadono, come pioggia incessante e benefica, sul Sacerdozio, su tutti noi?
«A cosa servono?». Ad ognuna di quelle vergini sapienti Gesù si è rivolto dicendo: «Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26). Per quella parola esse sono l’anima della Chiesa, la garanzia fondamentale della sua verginità, l’espressione costante della sua fedeltà, e per quanto riguarda noi sacerdoti, con la loro preghiera cioè con l’offerta di tutta la loro vita, sono Maria accanto al Figlio ancora crocefisso e la Veronica che gli asciuga il volto e la Maddalena che lo cerca al sepolcro di primo mattino, con il cuore gonfio di dolore e di amore.
Una immensa riconoscenza ci lega ad ognuna di loro, che con tanta semplicità "ci stanno riscattando a caro prezzo".