gesu-condannatoTroppe volte, di fronte a sacerdoti che hanno lasciato lo stato di vita e di impegno sacerdotale, emergono schemi mentali, atteggiamenti e comportamenti che non sono evangelici, non sono cristiani, non sono umani.
Non conosciamo praticamente nulla dell’intimo di una persona, ma sicuri del "nostro" discernimento sentenziamo: "lo dicevo io",  oppure "c‘è di mezzo una donna", oppure "non c’è più niente da fare". Espressioni come "ha gettato la talare alle ortiche" o peggio, "ha tradito la sua vocazione" sono la voce di quegli "schemi" mentali.
La nostra mente ed il nostro cuore, le nostre mani e i nostri occhi si dissociano decisamente dalla scelta del "prete che lascia" e dalla sua stessa persona, convinti di essere nel giusto, di vivere nella verità. Talvolta invitiamo altri a dissociarsi: "ha preso la decisione di laicizzarsi, si arrangi da solo, impari cos‘è la vita!". La nostra coscienza ci sembra a posto, dalla nostra vita si è allontanata una minaccia, una sgradevole vicinanza. Ci crediamo dalla parte di Dio. Abbiamo fatto giustizia.

Ma il Dio di Gesù sta anche dall’altra parte. Se ci collochiamo come figli di Dio anche dalla parte del sacerdote in difficoltà e dentro la sua storia personale, molte, ma molte volte scopriremo che non si trattava tanto di colpe quanto di gracilità, non di tradimento quanto di scelte più coerenti e faticose, non di abbandono ma di ritrovamento dei sentieri della Vita. Tutti noi possediamo solo un frammento dell’intera Verità.