resurrezione di gesuChi si pone al servizio dei fratelli sacerdoti, specialmente se questi si trovano in situazioni di particolare difficoltà, incontra sovente la tentazione dello scoraggiamento e dell’abbandono. Sono molte e oggettive le cause di questa realtà. La complessità delle situazioni si assomma alla insensibilità e alla impreparazione di molti. Il rigore del diritto (pur necessario) fa fatica a sposare le mille possibilità della misericordia; il coraggio di chi serve viene scambiato per imprudenza e la fiducia nella grazia sanante viene giudicata come ingenua saggezza. Anche se è potente la intercessione orante delle persone credenti, anche se i frutti di grazia sono abbondanti e duraturi, tuttavia la speranza e la perseveranza nel servizio sono messe a dura prova, molte volte proprio dai "domestici fidei" che preferiscono lasciare solo il servo dell’uomo.

E’ allora che emerge più perentoria la domanda: ma vale la pena credere nella Risurrezione? Vale la pena servire chi maggiormente è esposto alla morte? Esisterà una grazia efficace, sanante, per quanti ne hanno maggiormente bisogno o per loro è meglio chinare il capo dinanzi alla saggezza e alla prassi della "tolleranza zero"?

L’esperienza della redenzione donata da Gesù crocifisso e risorto, l’esperienza dei mistici di tutti i tempi, e - nei mille limiti dei nostri peccati - la nostra stessa esperienza ci impone di gridare con forza che esiste sempre la possibilità cristiana della Risurrezione per tutti coloro che la cercano con cuore sincero e si impegnano con coerenza a pagare tutti i prezzi necessari per ottenerla e incontrano fratelli e sorelle che li aiutano perché credenti nel Padre dei vivi e non dei morti. Questo, per un’esperienza forse molto più ampia di quanto non si creda (se non se ne parla è a causa di una misteriosa paura) va riferito a numerosi casi, giudicati con troppa premura impossibili e senza scampo. La Chiesa conosce i santi fioriti dal fango dell’umana miseria o del peccato, aiutati dalla "sua sola grazia" che si stende di generazione in generazione. Essa stessa è "casta meretrix". Eppure è mediatrice di salvezza.

Quanti operano sulla frontiera della carità più coraggiosa e aggrappata tenacemente alla potenza di Dio, sperimentano ogni giorno che Dio si diverte con "i suoi pensieri che non sono come i nostri" e ama percorrere con gli uomini pentiti "le sue vie che non sono le nostre vie". Innumerevoli operatori su questi campi sono tutti meravigliati della incredibile fantasia e bontà di Dio che sovverte e irride le nostra timorose saggezze, le nostre pagane paure. Non è mai finito il tempo "ove abbondò la nequizia sovrabbondò la grazia"!

Il Crocifisso Risorto vive e regna, ancora e sempre, e noi siamo invitati a credere che regna ben al di là delle nostre ristrette visuali, della nostra spasmodica ricerca di sicurezze pagane. La Risurrezione è possibilità di vita, di riscatto per tutti, anche per i sacerdoti in difficoltà inaudite. Che conta è amarli, amarli sul serio cioè fino alla fine. Partecipare alla Risurrezione di Cristo non è appannaggio esclusivo dei giusti, dei sani, dei sicuri, degli irreprensibili.
Ma la Risurrezione si incarna, diviene storia nei singoli uomini quando con tutte le forze della fede e della speranza la crediamo possibile al di sopra e al di là di qualsiasi contenimento umano. Essa è opera ineffabile ed eterna di Dio che è solo Amore. Lo vogliamo credere, sì o no?