arcobaleno sul mareAnche sulla nostra nullità l’amore del Padre si china volentieri. Lui che capovolge gli esiti degli errori degli uomini, dal di dentro della nostra debolezza ci ha chiamato a scuola di speranza, ci invita ad avere sempre speranza! Quante volte saremmo stati tentati di dire «non c’è più niente da fare»! Eppure Dio oggi compie cose meravigliose nella Chiesa proprio con quei fratelli dei quali fu detto più volte: «non c’è più niente da fare!». Quante volte, specialmente agli inizi, temevamo di perdere tempo e coraggio, (come se cambiare il cuore degli uomini e il corso della loro vita dipendesse da noi). E poi, con gli esiti talvolta imprevisti, talvolta frutto di lunga attesa, ci siamo accorti che sull’uomo vivente l’unica parola definitiva da dire è la speranza!

Perché Dio apre le sue strade più belle attraverso le difficoltà e conduce le sue creature a vita più piena attraverso terribili esperienze di morte. In ciò manifesta la sua gloria, la potenza e soavità del suo amore. Si rivela come Dio della vita, della fedeltà.
Così, nel servizio a chi è povero, il Signore ci sta insegnando il "metodo": del vivere con Lui, dell’attesa paziente, tanto più necessaria quando sembra che non accada nulla nella vita del sacerdote che è accanto a noi e forse quando si fa più pressante la tentazione di abbandonarlo, di emarginarlo. La sicurezza sta nell’accettare la lentezza e la misteriosità di Dio e della sua azione che è poco visibile. Sta nel tentare di adeguarsi al suo passo, senza intromettersi o violentare la libertà di un uomo magari imponendo degli aut aut. Occorre sempre lasciare le persone libere di rispondere, perché - lo vogliamo o no - anche quelle crisi di fedeltà sono avvolte e intrise del suo Amore.