volto-sofferenteEsistono sacerdoti che hanno molta paura di accettare le proprie vulnerabilità, di dichiarare le proprie fragilità, di guardare la propria verità. Non essendo capaci di riconoscere le proprie debolezze quasi sempre sono anche incapaci di accogliere con vero amore la fragilità e il peccato degli altri.
Le crisi sono allora un dono di Dio alla persona. Esse evidenziano ciò che l'uomo è veramente, gli rivelano le fragilità e le menzogne nascoste, lo educano a toccare con mano le proprie ferite, lo educano alla verità di sé.

Le crisi sono spesso una scuola di realismo, di autenticità e di crescita. Sono una premessa per avviare un processo di verità spesso indispensabile per uscire dall'angoscia o dal non senso, dalla tiepidezza e dall’indurimento del cuore.
Anche il sacerdote, che è un uomo come tutti gli altri, non potrebbe avanzare in maturità se non fosse costretto a mettersi in discussione radicalmente, a leggersi più acutamente, a decidere per la verità.
Forse per il sacerdote la crisi di identità o di perseveranza si presenta più drammatica perché emerge dalla realtà dolorosa di una persona molto piccola a cui sono stati affidati compiti molto grandi.

Le crisi sono certamente lo spazio nel quale la Provvidenza manifesta con forza i richiami e le esigenze del suo amore. Sono il passaggio doloroso, il crogiolo attraverso cui la grazia intende realizzare le guarigioni più profonde. Sono un dono dello Spirito Santo perché il sacerdote sia più uomo e quindi più servo dell'uomo e del Padre.
Perché tutto ciò si avveri è indispensabile che il sacerdote decida - "per sua sola grazia" - di intraprendere il "santo viaggio" della responsabilità nella verità.