fedePer gli uomini d’oggi la scelta non è più tra Dio e satana bensì tra Dio e il nulla. Ma questo nulla opposto a Dio è tutt’altro che "vuoto", perché preferire il nulla, per gli uomini d’oggi, è bramare di possedere tutto.

Questo dato di fatto impone al sacerdote una scelta fondamentale. Come di fronte all’incredulità egli si espone come testimone del valore vitale della fede, così di fronte alla brama idolatra di possedere tutto, egli è testimone di povertà. La sua povertà è la conseguenza visibile della fede, forma di vita  di chi attende tutto dal Signore e segno di abbandono totale in Lui, di appartenenza totale a Lui.

Esperto di fede, uomo che vive di fede, dal di dentro della notte del Male il sacerdote non cessa di scrutare l’aurora come una sentinella vigile, e attende sicuro il sorgere del sole, l’Amore divino che abbaglia e che diffonde ovunque il mattino e il nuovo giorno.
Uomo che ha sposato la povertà di cuore e di fatto, il sacerdote sa che la imitazione di Cristo povero, fatta di abbandono totale al Padre, è la strada per affrontare e guarire l’incredulità di tutti i tempi.
"Guai a me se non annuncerò il Vangelo!" (1Cor 9,16) significa soprattutto, per il sacerdote: annuncio invano l’amore di Dio se la mia vita non trabocca di fede e di povertà.
Il suo annuncio é: "mio Dio, mio tutto!". Innanzi tutto con la vita.