io-ho-scelto-voiDi ogni sacerdote, Gesù afferma: "Questo uomo è stato scelto da me come strumento per portare il mio nome davanti ai non credenti e ai re" (At 9,5). Gesù si colloca sempre all’origine della chiamata di Paolo l’apostolo e di ogni vocazione e missione sacerdotale. "Io ho scelto voi!" (Gv 15,16). Nello stesso tempo, evidenzia e reclama il rapporto essenziale che lega il presbitero a Lui, Figlio mandato dal Padre.

Il sacerdote non è un angelo, bensì "un uomo". Un uomo chiamato e mandato. Ciò che lo distingue, però, da tutti gli altri uomini è l’essere stato scelto, dal Figlio di Dio, per infinito amore personale, in un patto di totale comunione, di essenziale appartenenza, per essere poi mandato a donare se stesso totalmente, come Lui, ai fratelli nella fede e ai non credenti.
Questa identità, decisa e realizzata dall’Alto, è un dono che va custodito, protetto con grande consapevolezza, gratitudine, meraviglia. Il tesoro nascosto, la perla preziosa di questa intima essenziale identità (si chiama ‘carattere sacerdotale’) è destinato a fiorire giorno dopo giorno, per portare abbondanti frutti di vita.

Ma simile impegno di coerenza e di spogliamento di sé, espressioni concrete dell’amore per il Maestro, non sarà possibile senza un rigore di metodo. Per l’uomo sacerdote, come per Gesù, la mentalità e la vita di preghiera non sono degli optionals. Al contrario, sono una questione di vita o di morte. Vita o morte, innanzitutto, del progetto di Dio sugli uomini, sulla storia umana.
Altissima la dignità, immensa la responsabilità.