opera incompiuta rondaniniSe cerchi di capire chi è un sacerdote in crisi, non farti ingannare dalle apparenze, non fermarti in superficie, non essere banale dinanzi alla serietà e complessità di un problema che coinvolge l'uomo, la Chiesa, Dio stesso.
Si fa troppo presto a puntare il dito verso il prossimo squalificandolo; fa comodo ed è liberante liquidare tutto dicendo: «mi immaginavo che finisse così». Le radici della crisi di un ministro di Dio, le profondità dei suoi tormenti non le «immagina» nessuno e non è giusto condannare restando solo a guardare.

«La mia crisi sono io!». È duro, per un uomo di trentacinque-quarant'anni, o anche più, accorgersi di poggiare la propria esistenza sul vuoto interiore, di essere inconsistente e contraddittorio, di essere divenuto dramma. È duro sentire di «dover nascere di nuovo» e percepire la propria realtà (umana, cristiana) sacerdotale come uno splendido vaso frantumato. Fa veramente dramma desiderare di vivere, di essere, e ritrovarsi con una o due manciate di cocci. Progettare a quarant'anni la ricostruzione della propria fedeltà, ricomporre l'unità e l’armonia della propria persona, è impresa ardua, che incoraggia alla fuga. Alle radici della crisi, quasi sempre, troverai il mistero dell'opera d'arte incompiuta, della persona non cresciuta, non amata sul serio, non formata alla fedeltà dell'intimo, dimenticata, abbandonata nei suoi bisogni più autentici e profondi. Chiediamo preghiere, affinché i ministri di Dio, specialmente quelli che soffrono il dramma della «non esistenza», vedano con chiarezza e amino alla follia la propria identità. La fedeltà alla consacrazione nei sacerdoti è un grande dono di Dio, ma è anche responsabilità di ogni membro della Chiesa.