beato-angelicoMolti sacerdoti, di ogni età e cultura, vorrebbero conoscere un po’ meglio la donna quale compagna, amica serena del pellegrinaggio tra gli uomini. Senza minimamente contestare la dottrina e la prassi del celibato, del quale apprezzano l’altissimo valore e che essi vivono coerentemente, vorrebbero vivere una relazione adulta fatta di conoscenza reciproca e di trasparenza, nel dialogo aperto e nello scambio di valori umani e spirituali. Essi, sovente, soffrono la assoluta distanza da ogni donna, distanza e mancanza che è fatta di distacco, non soltanto fisico ma anche psicologico, di superficialità relazionale, un distacco che nel peggiore dei casi, in non pochi confratelli giunge alla paura di lei, alla rimozione, addirittura al disprezzo.

Per grazia del Dio della vita, esistono donne semplici e complete, di età e di culture diverse, che sanno stare accanto ai ministri di Gesù Sacerdote, rendendo felice Dio. Esistono, tutte però accomunate dalla limpidità e trasparenza dell’anima, capaci di rimanere fedeli alla propria identità umana e vocazionale. Quelle donne si collocano accanto al prete come Maria e non come Eva, sempre attente alla verità e al vero bene di ciascuno, costi quello che costi. La loro dote migliore, quella di cui sovente ha bisogno il prete nell’incontro con loro, è quella di essere irremovibili nei propri propositi di fedeltà interiore a Dio e alla Chiesa e nel rispetto assoluto dell’uomo sacerdote. Non sono creature sovrumane, ma possiedono alcuni elementi fondamentali di maturità e di autonomia, specialmente affettiva, che le rende sicure e vitali. Persone che sanno stare al proprio posto con la mente, il cuore, i comportamenti; persone che avrebbero preziose esperienze da comunicare a quanti desiderano un clero più maturo ed umano.