tenerezzaNella vita di ogni sacerdote il Signore Risorto si diverte a spargere innumerevoli segni della sua presenza, come semi che devono germogliare e portare molto frutto.
Uno di questi segni inconfutabili è la successione dei Papi quali Pastori della Chiesa. In modo tutto particolare, gli ultimi decenni sono stati illuminati dalla presenza di Vicari di Cristo la cui statura umana e spirituale ha costituito palesemente la "roccia" sulla quale Cristo poggiava e radunava la sua Chiesa.

Ma nei giorni nostri Papa Francesco, questo abbagliante dono di Dio, questo segno della fedeltà di Cristo per la sua Sposa e per tutta l’umanità, sorride mite e parla con fermezza, soffre nel silenzio e benedice con sincerissimo amore, ammonisce ed abbraccia tutti, con la semplicità e la straordinaria eloquenza dei gesti e delle scelte e delle parole.
In lui, ci è stato donato un modello autentico di Sacerdote secondo il cuore di Dio! Sì, le sue scelte, le sue parole, che riflettono la divina sapienza di Gesù luce del mondo e la infinita tenerezza del Padre di tutti, costringono ogni sacerdote a divenire attento osservatore e quotidiano ascoltatore della "gloria", la chiara manifestazione della divina presenza nella storia.

Per ogni sacerdote, il riferimento assiduo e l’assimilazione costante della mentalità di Papa Francesco sono, con l’eucaristia e il vangelo, il viatico quotidiano insostituibile. Privarsi di questo pane di autentico umanesimo cristiano significherebbe, oggi più che mai, continuare ad essere "aes sonans aut cymbalum tinniens", campanello che suona inutilmente o cembalo che tintinna senza esprimere alcuna melodia.
Per i sacerdoti sarebbe un modo imperdonabile di ignorare la voce divina degli eventi, sprecare un dono inestimabile, regalato per favorire l’incontro tra Dio e l’umanità.