papa-francesco-conclave-cappella-sistinaOgni sacerdote, attento ai segni dei tempi ossia alla voce degli eventi, nel ministero e nella vita  di Papa Francesco può cogliere facilmente indicazioni essenziali che provengono da Dio, messaggi fondamentali per il proprio ministero sacerdotale nel mondo e, prima ancora, per la propria spiritualità presbiterale.

Questo lungo itinerario di "gesti", spontanei eppure ispirati, carichi di significato profetico, ha avuto inizio all’interno della Cappella Sistina qualche istante prima della fumata bianca che annunciava al mondo, tra lo scampanio gioioso delle chiese di Roma, l' "habemus papam!".
Dalla testimonianza diretta di un Cardinale elettore che si trovava vicino al futuro papa, abbiamo appreso che alla domanda rituale di accettazione rivoltagli a nome di tutto il Sacro Collegio e di tutta la Chiesa, in quel pomeriggio storico il cardinale Bergoglio ha risposto: "Sono un peccatore. Se i fratelli cardinali mi hanno nominato, pur con sofferenza accetto".

La prima parola del nuovo Papa è stata "sono peccatore", il riconoscimento della propria nullità, del proprio peccato. Tramontava in quel momento "sua Santità" e cominciava a risplendere "sua Umanità"! La seconda parola è stata il riferimento all’azione dello Spirito che chiama e che nella comunione con il Sacro Collegio rivela la misteriosa volontà di Dio. La terza, "accetto", é l’imitazione di Cristo e di Pietro, nell’obbedienza ai fratelli. La quarta, è il realismo e il coraggio: "con sofferenza". Queste erano le prime battute di una sublime sinfonia, fatta di parole, di gesti, di silenzi, una sinfonia donata dall’alto, tutta da ascoltare. Non può sfuggire il radicamento trinitario di quella frase, come pure il riferimento alla Croce e alla Chiesa ! Papa Bergoglio iniziava a promulgare nei cuori e nelle menti la sua enciclica, l’enciclica dei gesti, il linguaggio più originale e incisivo per  annunciare il vangelo di Gesù.

Papa Francesco insegna al sacerdote del terzo millennio che fondamento della propria vita e del proprio ministero é il confiteor, davanti a Dio e ai fratelli. Solo l’umiltà totale della creatura è garanzia di autenticità evangelica e sorgente di fraternità nel cuore del sacerdote. La consapevolezza della propria inadeguatezza é fondamento della tensione mistica e della fecondità pastorale.