gepietroAccade spesso di ascoltare sacerdoti che esprimono un’affermazione singolare, se non scandalosa. Magari dopo decine di anni di ministero sacro essi dichiarano, in modo sofferto ma anche perentorio: "io non mi sono mai sentito chiamato, né consacrato". Questa dichiarazione diviene più incomprensibile quando quei sacerdoti, e non sono pochi, hanno testimoniato di fatto con l’impegno quotidiano l’autenticità della loro vocazione e della loro fedeltà. Sovente, quella loro affermazione, espressa al Vescovo, allo psicologo, ai fedeli, diviene addirittura: "nel mio intimo non ho mai scelto di essere prete di Cristo" anche se i frutti del loro ministero sono stati palesi per tutti.

Come è possibile una così protratta ambiguità? Quali radici ha simile sofferenza personale, divenuta menzogna di fronte alla Chiesa? A quali errori o lacune si deve attribuire questa spaccatura della propria personalità?

E’ impossibile dare una risposta di valore universale. Ogni risposta andrebbe attentamente personalizzata e presa con pieno beneficio di inventario! Comunque sarebbe errata qualora si limitasse a considerazioni psicologiche prescindendo dalle categorie mentali della fede e della sapienza rivelata.