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Esiste in Italia una singolare comunità con la quale oggi più che mai è necessario riconciliarci nel profondo del cuore e nelle opere. È la comunità degli uomini ministri di Dio che hanno sofferto o che soffrono difficoltà spirituali, morali, materiali, che sono tornati nella condizione di vita laicale o sono tuttora "in difficoltà".

È una comunità molto grande, composta da uomini che appartengono a Dio e alla umanità in modo speciale, uomini "indispensabili" che devono essere al centro di ogni programma di riconciliazione cristiana.

Il rapporto con quei sacerdoti mostra i segni di una lacerazione profonda. Gli atteggiamenti mentali di fronte alla realtà delle loro sofferenze sono ancora caratterizzati da superficialità di giudizio, da scarsa considerazione della persona e della sua storia, da ignoranza circa le radici reali e le responsabilità comuni in quel fenomeno. L'emarginazione affettiva, l’allontanamento di tanti fratelli dal cuore e dalla vita della comunità è atteggiamento troppo frequente che accompagna l’incapacità e il disimpegno di molti nel ricercare un dialogo evangelico con loro.

Abbiamo una grande "nostalgia di riconciliazione" con quei fratelli. Specialmente con loro vorremmo «ricomporre le fratture, rimarginare le lacerazioni» (Giovanni Paolo II).