cristo-sacerdoteCon la consacrazione presbiterale ricevuta dal Vescovo, il sacerdote diviene una singolare persona "nuova". Pur rimanendo il povero uomo che è, tuttavia nelle profondità della sua essenza umana e nella totalità della sua persona il sacerdote ha ricevuto una nuova identità e potenza. Reso, per grazia, immagine e presenza di Cristo salvatore nel mondo, quel debole uomo, insidiato dal male da ogni parte dentro e fuori di sé, è da Dio abilitato a pensare, parlare, agire "in persona di Cristo", tanto che può affermare, oggettivamente "non sono più io che vivo ma è Cristo che vive e opera in me!". Per quel povero uomo è l’esperienza sconcertante eppure reale della propria cristificazione, per il bene di molti. E’ il miracolo straordinario della Incarnazione che si perpetua nei secoli. "In essi vedo il Figlio di Dio!", esclamava san Francesco.

Nel sacerdote, accade spesso che quella consacrazione e appartenenza al mondo dello Spirito subisca violenza quando i sacerdoti, vasi di creta, rimangono di creta e di fango. Scelti dal Signore come vasi di elezione e luce del mondo, non hanno desiderato né favorito né invocato la metànoia, la trasformazione radicale e definitiva dei figli di Dio. Non hanno ancora attuato il distacco dalla vita ordinaria, quella secondo la materia e il tempo, e non hanno così lasciato spazio allo sviluppo della nuova Vita, donata per grazia, esponendola al rischio dell’estinzione. Non si sono ancora incamminati nella "nuova" direzione!

Vuoto di metànoia. L’esperienza insegna che è questo lo scandalo fondamentale nel mondo presbiterale. Questa, l’origine responsabile di tanti mali.