San-Giuseppe

«Tu non sei mai stato un vero sacerdote. Penso proprio ti convenga tornare alla vita di laico». «Smetti di torturarti inutilmente. Cosa aspetti ad andartene?». «Sposati. Qualche soldo te lo daremo».

Queste sentenze senza appello risuonano ancora sovente nei nostri ambienti. Frutto quasi sempre di superficialità imperdonabile, sono parole prive di amore e abitualmente uccidono nell’intimo la persona consacrata. Si abbattono come un colpo di grazia sul corpo e sull’anima di un uomo già in gravi difficoltà. Salvo qualche eccezione, sono l'inizio della sua fine.

«Il Padre invece non giudica nessuno» (Gv 5,22), non condanna nessuno a morte. Il Dio della vita non pronuncia sentenze definitive perché non abbandona mai il peccatore, anche se è un sacerdote. Come per ogni uomo, anche per i sacerdoti l'amore del Padre è sempre pronto a compiere prodigi, purché trovi l'aiuto della fede semplice e tenace e l’aiuto dell’amore dei fratelli.

La sovrana benignità del Padre trascende le valutazioni umane, non soffre mai i limiti del tempo, è grande più dell'universo.