croce1Questo invito, che Gesù rivolge ad ogni persona che voglia vivere come figlio di Dio, riveste importanza capitale specialmente per il sacerdote. La vita sacerdotale, infatti, se ignora la dimensione della croce, ossia dell’obbedienza e della fedeltà "fino alla fine", viene svuotata di significato e di fecondità. Ogni sacerdote dovrebbe tendere ogni giorno a vivere la imitazione di Cristo crocifisso per amore, fino al punto da esclamare con gioia e determinazione: "sono inchiodato con Cristo sulla Croce!".

Soprattutto nel sacerdote la imitazione del Figlio di Dio esige una scelta radicale, quella di vivere una vita "secondo lo Spirito". Ma  questo valore comporta una decisione assoluta: la rinuncia alla "vita secondo la carne". Tra le due vite, infatti, non soltanto vige una distinzione astratta bensì, piuttosto, una contrapposizione ultimativa, espressa da Gesù lapidariamente: "nessuno può servire a due padroni". Non si può vivere contemporaneamente nella luce e nelle tenebre, nell’ordine e nel disordine, nella vita e nella morte. La persona cristiana, il figlio del Padre, deve scegliere, decidere, perseverare, preoccuparsi di "esistere in Cristo, e con Cristo in Dio":

Accade troppo spesso che, anche nei ministri di Dio, chiamati e consacrati e mandati a incarnare Cristo crocifisso e risorto operante nella storia degli uomini, permanga e talvolta prevalga la padronanza della carne, delle forme mentali e dei comportamenti di egocentrismo materiale e temporale, degli interessi terreni, della dimenticanza della vita eterna, appunto la "vita secondo lo Spirito". Si tratta di uomini che non sono ancora "crocifissi con Cristo" e tanto meno "risorti con Lui". Che sacerdoti sono e pretendono di essere? Direbbe Paolo, ed anche Papa Francesco: "Bronzi che suonano a vuoto, cembali che tintinnano". Non sono la  musica di Dio.

 

quaresimaIl tempo liturgico della santa Quaresima ogni anno ci ammonisce con parole severe: "Uomo, donna, ricordati che sei polvere e tornerai polvere!" e ci propone il tema drammatico del senso ultimo della nostra vita nel tempo. Non ci deve meravigliare la durezza di simile linguaggio; anche  Gesù la usa con i suoi discepoli: "Che giova all’uomo se guadagna il mondo intero ma alla fine perde l’anima sua?". E’ meglio anche per noi questa chiarezza, perché l'esperienza quotidiana ci rivela quanto siamo distratti persino nei confronti delle eterne verità, sempre esposti al rischio di perderci definitivamente nelle tenebre della mente e del cuore, nel personale inferno.

Questo rischio esiste anche per i sacerdoti, insidiati ogni giorno dal Male quanto mai aggressivo nella Chiesa, nonostante la irradiazione continua della Luce che è Cristo che si fa pane nelle loro mani.

"Ricordati, uomo!", ricordati, uomo sacerdote, la necessità ineluttabile di una tua scelta rinnovata e definitiva in favore della vita "nella Luce", la vita secondo il Vangelo, secondo lo Spirito. Chi conduce i suoi giorni sazio di superficialità e magari ha scelto come legge le passioni e gli istinti anziché l’ordine e l’obbedienza al Padre, non si preoccupa certo di essere pienamente vivente. Anche il sacerdote vive nel rischio di tradire il meglio di sé nel limbo delle illusioni, per esorcizzare, come i più, la paura della fine.

Ecco perché, anche per il sacerdote, è provvidenziale il tempo del cammino quaresimale, tempo di conversione alle prospettive più importanti, tempo del ritorno al senso divino dell’esistenza "secondo lo Spirito", così come Gesù ci ha rivelato. Il senso di ogni nascita umana e di ogni vocazione è divenire sempre più figli e figli viventi del Dio vivente! Ogni sacerdote è "polvere", polvere invitata a divenire riflesso vivo della divinità, nel tempo che gli è stato donato tra i fratelli compagni di pellegrinaggio. Soltanto in questo processo di divinizzazione di tutto se stesso, mente, cuore, corpo, opere, il ministro di Dio, mentre attraversa la quaresima della vita, entra nella Pasqua di risurrezione, contribuisce all’armonia della redenzione e allo splendore del Creato, splendente come Cristo Risorto.