gepietroAccade spesso di ascoltare sacerdoti che esprimono un’affermazione singolare, se non scandalosa. Magari dopo decine di anni di ministero sacro essi dichiarano, in modo sofferto ma anche perentorio: "io non mi sono mai sentito chiamato, né consacrato". Questa dichiarazione diviene più incomprensibile quando quei sacerdoti, e non sono pochi, hanno testimoniato di fatto con l’impegno quotidiano l’autenticità della loro vocazione e della loro fedeltà. Sovente, quella loro affermazione, espressa al Vescovo, allo psicologo, ai fedeli, diviene addirittura: "nel mio intimo non ho mai scelto di essere prete di Cristo" anche se i frutti del loro ministero sono stati palesi per tutti.

Come è possibile una così protratta ambiguità? Quali radici ha simile sofferenza personale, divenuta menzogna di fronte alla Chiesa? A quali errori o lacune si deve attribuire questa spaccatura della propria personalità?

E’ impossibile dare una risposta di valore universale. Ogni risposta andrebbe attentamente personalizzata e presa con pieno beneficio di inventario! Comunque sarebbe errata qualora si limitasse a considerazioni psicologiche prescindendo dalle categorie mentali della fede e della sapienza rivelata.

 

chiamatadiscIl mistero della vocazione sacerdotale si basa su una verità sacrosanta e cioè che Gesù "chiama coloro che Lui vuole" (Mc 3,13) e che la sua chiamata è un mistero, un mistero di amore, un mistero di amore di predilezione, che viene percepito dai chiamati soltanto lungo un cammino di fedeltà agli impegni inerenti a quella "elezione e missione". Solo la cooperazione della umana fragilità con la divina iniziativa di scegliere e chiamare a Sé, rende concretamente percepibile, attraverso la vita, la vocazione e la missione nel sacerdote. E’ una questione mistica! Quella umana cooperazione, costante e progressiva, fatta non soltanto di coerenza morale e di osservanza dei doveri ma espressa anche con crescente generosità fino al totale dono di sé alla Chiesa (celibato) e a Cristo sacerdote (adorazione e mistica della croce), è condizione indispensabile per percepire e gustare il dono ricevuto "in vasi di creta".

"Non siete voi che avete scelto me! Sono io che ho scelto voi!" (Gv 15,16). Con questa affermazione, tanto chiara quanto categorica, Gesù sottolinea che la vocazione sacerdotale è innanzitutto una questione di signoria di Dio per amore degli uomini e che l’essenza della vocazione sacerdotale consiste nell’obbedienza alla divina volontà di predilezione. Molti chiamati al sacerdozio (ma anche i loro formatori, nel loro impegno pedagogico!) non tengono presente questa semplice parola con tutte le sue implicazioni e conseguenze: Il Figlio di Dio non è stato mandato come semplice reclutatore di funzionari. Dimenticare l’altissimo mistero nascosto in questa parola d’amore, oppure ascoltarla distrattamente o addirittura ignorarla costantemente: questa é la prima radice delle crisi di identità, di frustrazioni, fallimenti, abbandoni. Sono cinquantamila i sacerdoti tuttora viventi nel mondo che hanno lasciato il ministero di Cristo. Quanti doni divini sono andati dispersi così, per il rifiuto di un disegno divino di predilezione!