sepolcro-donneLe donne andavano al sepolcro nella prima mattina di Pasqua, rassegnate a imbalsamare definitivamente Gesù. "Il nostro Pastore è morto!". Come loro, anche noi oppressi dall’evidenza del male e della nostra impotenza ci domandiamo: "Chi mai potrà ribaltare la pietra di dolore e di peccato che ci schiaccia e ci impedisce di ritrovare vita piena?".

Un pesante macigno, fatto di indifferenza e di egoismo, di superficialità e violenza, grava sul nostro cuore e sulla coscienza e rende pressoché insperabile il risveglio ad una vita nuova, luminosa, divina, se manca il soccorso dall’alto! Ma la Pasqua ritorna ogni anno e ci immerge nell’infinita coerenza di Dio e nella luce del suo amore per noi.

Pellegrini in fuga dalla vera vita a causa dei nostri istinti incontrollati e delle nostre passioni, vagabondi senza più una bussola sicura, incapaci persino di ritrovare la strada di Casa cioè il cuore di Dio, ogni anno a Pasqua siamo avvolti dalla Luce! Ancora una volta le tenebre vengono squarciate dalla luminosa Presenza! Si fa di nuovo prossimo a noi il Figlio di Dio che abbiamo ucciso, il Figlio della Vergine nostro fratello crocifisso nella carne, che ci rassicura del suo perdono: "Io sono con voi fino alla fine dei tempi!", "nulla vi potrà separare dal mio amore!".

Perché sia "buona" per ciascuno di noi, questa nostra Pasqua deve diventare una risposta di familiarità e di meraviglia! Un amore profondo si accenda sempre di più, nella riflessione e nella consapevolezza di quanti doni abbiamo ricevuto e di quanto Gesù ha "pagato" per noi. "Voi siete stati riscattati a grande prezzo!" (san Paolo).
Sia questa una Pasqua di meraviglia! Gesù non ha esitato a farsi nostro "prossimo" nella sofferenza e nella morte, pur di insegnarci la Via dell’obbedienza che ci fa ritrovare il Padre! Si risvegli l’impegno per le nostre risposte sempre più generose alle necessità dei fratelli, sulla misura di quell’amore "fino alla fine" reso possibile anche in noi dallo Spirito della risurrezione, vivente grazie a Gesù!

Buona Pasqua ! Alleluia!

sequela

Il programma di vita che Dio affida ad ogni sacerdote, "chiamato e inviato", è abbagliante: un debole uomo dovrà "perdere tutto", offrire tutto, persino se stesso, dovrà rinunciare definitivamente alla "vita secondo la carne" (la vita comune, subordinata ai limiti del tempo e alle pretese della materia) per divenire, come il Maestro, immagine e presenza e pane di Dio per tutti gli uomini, testimone della vita invisibile !

Consapevole di questa straordinaria dignità, l’apostolo delle genti Paolo afferma: "Ho accettato di perdere tutto, per Lui!", indicando così qual’é l’insidia che mina alla radice la fedeltà e la fecondità del ministero sacerdotale: è la dimenticanza abituale di quella dignità e responsabilità sovrumana, che custodisce anche una enorme promessa di libertà !

Ogni giorno e ogni notte il sacerdote può trovare e gustare il proprio senso profondo nella storia se riconosce con convinzione e affermare con gioia, e con umile fierezza, di essere "differente" dal mondo e dalle sue leggi, ben più differente di quanto non sia il giorno dalla notte. Scelto nel cuore di questo mondo fatto di tenebra e di peccato, l’uomo sacerdote è collocato da Dio "nella Luce, quella che illumina ogni uomo". Non ha altra identità che questa: essere "luce del mondo" con la stessa fisionomia di Cristo risorto.

Questa divina luce "fatta persona" nel sacerdote è mandata dal Padre a testimoniare il tempo nuovo, il tempo della relazione nuova, della cooperazione tra Creatore e creatura. In questo mistero, cioè nella congiunzione del divino con l’umano, il sacerdote è consacrato a proclamare, con la vita personale e la Parola del vangelo e delle opere, che la "creazione nuova" è iniziata e che l’unica vita veramente umana e felice é quella vissuta con Cristo "nello Spirito". La chiave di tutto è quel "per Lui !". La  chiamata di Dio  offerta al sacerdote realizza nel tempo un mistero eterno di Amore, di assoluta predilezione. Ma la fedeltà presbiterale alla vocazione e alla missione non è solo questione di coerenza con gli impegni ricevuti ed assunti, nel dono totale di sé. E’ una questione di riconoscenza, fatta di espropriazione a se stesso "secondo la carne" e di radicale appartenenza a Lui "secondo lo Spirito", a Lui Crocifisso Risorto "che ha dato tutto se stesso per me"!

Non "funzionari di Dio" ma "immagini viventi di Cristo" !