Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.


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I Santi in passato hanno goduto di una enorme popolarità, erano considerati una specie di intermediari che dovevano presentare a Dio le nostre richieste. Oggi la tendenza a ricorrere al Santo si è un po' affievolita. Ci si rivolge sempre di più al Signore, direttamente, con la fiducia dei figli. I Santi – anche Maria – vengono giustamente considerati sorelle e fratelli che, con la loro vita, indicano un cammino per seguire Cristo e invitano a pregare in ogni momento, insieme con loro, l’unico Padre.

Nel Gloria, che recitiamo durante le Messe domenicali, ripetiamo: "Tu solo sei Santo"! Allora come mai usiamo la parola ‘Santi’ se Dio solo è Santo? Al tempo degli Apostoli la parola ‘santi’ voleva indicare coloro che avevano fatto una scelta di vita, tutti coloro che avevano aderito a Cristo, sia quelli in cielo che quelli sulla terra. Infatti Paolo indirizzava le sue Lettere a tutti i santi che vivono nella città di Filippi…”; “ai santi che sono in Efeso…”; “ai santi fratelli in Cristo che abitano in Colossi …”.

Il Vangelo ci presenta l’immagine dell’Unico Santo che è Cristo, e ci fa vedere, l’immagine di questo Santo attraverso le Beatitudini. Noi possiamo diventare Santi assomigliando a Lui, assimilando queste Beatitudini.

Ma cosa significa beatitudine?
Chiamare una persona beata, nel nostro linguaggio, significa che è una persona di successo “beato te”. Chiamiamo beato: chi riesce a dominare, ad arricchirsi, chi si gode la vita … beato lui che può permetterselo … .

Il Santo però è diverso. Se noi vogliamo appartenere a questa comunità di Santi dobbiamo essere beati e dichiarati beati non dagli uomini, che hanno le loro beatitudini, ma da Dio.

È a questo livello che si gioca la fede in Cristo: Su quale proposta di beato vuoi giocarti la vita? Da chi vuoi ricevere il complimento: “beato te”, dagli uomini o da Dio? Su quali valori vuoi puntare la tua vita?

Elisabetta ha detto a Maria “Beata te”, non perché sei ricca, hai la doppia casa, hai tanti vestiti … ma perché hai creduto, perché ti sei fidata delle Beatitudini di Dio.

Riuscire a realizzare le Beatitudini di Gesù richiede un cammino di purificazione e di meditazione profonda, perché noi siamo sempre tentati di seguire le beatitudini di questo mondo. È importante richiamare alla nostra mente e al nostro cuore la vera Beatitudine che i Santi del cielo hanno messo in pratica e che i santi della terra, stimolati dal loro esempio, sono incoraggiati a seguire.