La quaresima ricorda i quaranta giorni che Mosè passò digiunando sul monte Sinai prima di ricevere le tavole della legge; ricorda i quaranta anni passati da Israele nel deserto, che furono tempo di tentazione, ma anche tempo di una speciale vicinanza di Dio. I Padri della Chiesa considerano il numero quaranta come simbolico del tempo della storia umana, e i quaranta giorni che Gesù passò nel deserto pregando e digiunando come un'immagine della vita dell'uomo. L'uomo nella sua vita attraversa un deserto in cui la tentazione si fa presente, ma dove pure la presenza di Dio si fa più palpabile, più appassionata, più consolatrice.

Dio riserva ad ogni anima il momento per la propria conversione. Non ritardiamo la nostra conversione: "se ascoltiamo oggi la voce di Dio, non induriamo il nostro cuore". Non rimandiamo a domani l'amore che possiamo dare oggi. Ci accorgiamo che la nostra vita è fugace, fragile, instabile, come un fiore mattutino che appassisce alla sera: perché ritardare questa straordinaria grazia dell'amicizia con Dio? Valutiamo le cose alla luce dell'eternità, dell'eternità felice o sventurata. Diamo ad ogni cosa il suo valore. Ci rendiamo conto che la vita ci propone ad ogni istante un po' della nostra donazione e con esso continuiamo a costruire la storia della salvezza. Perché vivere nel peccato, se ci causa tanto male? Aveva ragione sant'Agostino: "Tardi ti amai, o Bellezza tanto antica e tanto nuova". Tardi incominciai a sperimentare l'amore di Dio, tardi incominciai a vivere in pienezza. Si impone, perciò, in questi giorni un sereno e profondo esame di coscienza, è necessario scendere in fondo all'anima per strappare ogni inganno, ogni peccato e ritornare alla vita in Dio, in Cristo. Mettiamo Dio al di sopra di qualunque altro valore umano ed interessato.

La quaresima ci offre l'opportunità di praticare la "rinuncia personale". Si tratta forse di qualcosa di cui si è ormai persa la memoria, nella nostra società del "benessere" e del massimo "comfort" possibile. Tuttavia, nell'ascesi cristiana la rinuncia personale occupa un posto, e pure di rilievo, perché le tendenze disordinate che assalgono l'uomo non possono essere dominate senza la grazia e Dio e la lotta spirituale. Impariamo, in questi giorni di Quaresima, ad offrire piccoli o grandi sacrifici: cerchiamo di rinunciare a piaceri leciti, a gusti personali, a comodità e beni superflui, ma tutto questo solo per amor di Dio, per manifestargli che Egli è al primo posto nel nostro cuore, e per vivere sempre con una maggior libertà di spirito nella scelta del bene. Quanto bene possiamo fare insegnando ai bambini il cammino dei piccoli sacrifici offerti a Gesù per amore! Offerti a Gesù per la salvezza del mondo. Il caso di una bambina di otto anni che offriva le sue sofferenze, dovute alla leucemia, per la perseveranza dei sacerdoti, è un esempio bello e convincente che l'amore desidera donarsi ed offrirsi in sacrificio per la persona amata.

"Vi supplichiamo, in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio", ci esorta san Paolo (2Cor 5,20). Riconciliazione è parola chiave nella liturgia del mercoledì delle ceneri. Riconciliazione significa cambiamento "a partire dall'altro", per questo, implica la conversione a Dio e a partire da Dio, alla quale chiama il profeta Gioele: "Tornate al Signore, vostro Dio". Gesù nel vangelo interiorizza le pratiche religiose e penitenziali del giudaismo: l'elemosina deve essere nascosta; il digiuno, gioioso; e la preghiera, umile. "E il Padre, che vede ciò che è nascosto, ti ricompenserà".