Una immagine falsa di Dio corrompe il nostro spirito, corrompe la nostra relazione con Lui e con i fratelli.
Per noi la grandezza consiste nel dominare, nell’essere al di sopra degli altri, nell’avere dei servi. Noi percepiamo Dio come Colui che ci guarda dall’alto in basso, distaccato da noi come un Faraone, come maschio impassibile o, addirittura, giudice vendicatore.
Noi siamo profondamente contagiati e imprigionati in questa percezione della presunta grandezza Divina. Abitati, come siamo, dal nostro amor proprio siamo inclini a metterlo al di sopra, intento ad eclissare la nostra personalità, a servirsi di noi.  

Il Vangelo ci trasferisce su un’altra scala di valori. A poche ore dall’agonia e dalla morte del Figlio di Dio, gli Apostoli sono nel cenacolo, prigionieri della nostra stessa mentalità pagana. Seduti alla tavola della Cena, essi si contendono il primo posto.
Poiché nulla interessa più del primo posto, Giacomo e Giovanni reclamano, attraverso la mediazione della propria madre, i due primi posti per sé. In quella Cena essi sognano di sedersi sui troni per giudicare, sì giudicare, le dodici tribù d’Israele.
Gesù dirà loro: "Voi non sapete da quale spirito siete abitati". Essi sono abitati come noi dallo spirito di dominazione. Per essi la grandezza della persona sta nell’avere dei sudditi (non dei fratelli), nell’avere dei servi (non dei "signori").  

Gesù ci introduce subito nella contemplazione della vera grandezza della persona, che è figlia di Dio. Mette dell’acqua in un catino, si cinge di un asciugamano, s’inginocchia davanti a loro e lava i piedi di ciascuno, vivendo il gesto che gli stessi schiavi degli Ebrei avrebbero rifiutato ai loro padroni.
Pietro, sempre dominato dalla sua immagine di grandezza, della falsa grandezza, si ribella: "No, Signore! Questo non l’ammetto". Egli vuole distogliere Gesù da questa umiltà, come poco prima lo voleva distogliere dalla croce.  
È necessario che Gesù lo ammonisca dicendogli che, se non accetta questo nuovo ordine mentale e questa norma di comportamento, rimarrà escluso dalla esperienza di Dio, dalla partecipazione alla Divina Regalità.

Gesù moltiplica i gesti eloquenti: in ginocchio lava i piedi di Giuda che lo ha venduto, di Pietro che lo rinnegherà, di Giacomo e Giovanni che dormiranno nel giardino dell’agonia, di tutti gli altri, uno ad uno, che fuggiranno quando Lui sarà catturato, giudicato, condannato all’infamia.

Comincia qui la nuova alleanza, la nuova legge. 
"Il velo del tempio si strappò da cima a fondo" e il vero volto di Dio apparve. 
La scala dei veri valori ci viene finalmente rivelata: la vera grandezza non è nel dominare, la vera grandezza è la generosità nell’Amare. Più grande tra gli uomini è colui che dona di più, colui che dona tutto, colui che non ha più niente per sé perché è divenuto Amore e non ha che Amore, come Dio.

Servire con amore, per amore, questo è il vero volto di DIO !