Ci è stata regalata
di Tomasz P.

martini-annunciazioneCi è stata regalata come un dono gratuito, non meritato, una Donna che conosce la vita. Ci è stata donata da Dio in persona, perché ogni uomo possa ritrovare il sentiero della gioia. Una Donna, la Madre di Dio stesso camminerà sulla terra finché avrà vita l’ultimo uomo.
Per capire chi è veramente questa Donna, chiamata Myriam di Nazareth, basta concentrarci sulle informazioni che Dio stesso ci ha lasciato attraverso gli evangelisti e gli apostoli che l’hanno conosciuta personalmente. Anche se sembra che sia stato scritto poco di lei, è abbastanza per capire la sua grandezza.

Myriam (in italiano Maria) chiamata dagli storici Madre di Gesù Cristo, la sposa di Giuseppe (Mt 1,16) è una donna ebrea che vive una profonda esperienza di Dio: questo è il punto di partenza per il cammino di ognuno di noi. Ecco da dove cominciare! Mentre Ella prega, attraverso l’angelo Gabriele, Dio le chiede il suo "SI" per poter realizzare il progetto di salvezza dell’umanità che affonda nell’inferno. Per Myriam non tutto è chiaro, ma lei si dona ciecamente a Dio con il suo "SI", accetta la volontà di Dio perché crede che a Lui tutto è possibile (Lc 1,26-38).

Donna del cammino, parte in fretta per andare ad aiutare sua cugina Elisabetta (Lc 1,39-56), parte per assistere la sua anziana parente che nella vecchiaia ha concepito un figlio. Myriam parte in fretta e sa benissimo che non cammina da sola. Anche lei diventerà Madre e questo grazie all’intervento straordinario, unico ed esclusivo, dello Spirito Santo suo mistico Sposo. Myriam cammina con Gesù, è abitata realmente da Dio in persona, è diventata il tabernacolo di Dio. Si, non bisogna mai camminare senza Dio e, ovunque vada Myriam, con lei c’è Dio. Lei va per portare il suo aiuto alla vecchia cugina ma nello stesso tempo sa che deve imparare le cose necessarie per poter accudire, fra breve tempo, Gesù-Dio che si è formato dalla sua carne, che vive dentro il suo corpo, anche se non ancora nato. Myriam sa che aiutando gli altri si impara in fretta, ci insegna che mettersi al servizio del prossimo è il miglior modo per apprendere, la strada più breve per imparare ad amare.

Ma tre mesi sono passati velocemente (Lc 1,56), Elisabetta ha partorito ed è ora di tornare a casa.
Quando Myriam ritorna a Nazareth è al quarto mese di gravidanza. E’ stata assente per più di tre mesi ed ora la gente del suo paese si accorgerà che colei che era promessa sposa a Giuseppe (Lc 1,26-27), torna dal suo fidanzato, il suo futuro marito, incinta. Si può immaginare ciò che tutti pensavano: "il bambino che porta nel suo grembo non è di Giuseppe". Secondo l‘usanza ebraica, il fidanzamento comportava un impegno così reale che il fidanzato era considerato già "marito" e poteva disimpegnarsi solo con un ripudio formale.

Basta pensare, oggi, a tutte le ragazze rimaste incinte prima del matrimonio e a tutte le malelingue dei piccoli paesini. Così era Nazareth. Forse ora la mentalità è cambiata ma com’era ancora 50 anni fa? Quante figlie erano costrette ad abortire per non dare "scandalo" o per non rovinare il buon nome della famiglia, quante pressioni doveva sopportare una ragazza incinta e non sposata?! Non pensate, care ragazze madri, che a Maria fossero risparmiati il rischio e la paura solo perché era Madre di Dio. Per Myriam era molto più dura e, umanamente parlando, sarebbe stato meglio non tornare a casa perché rischiava una brutta fine, rischiava di essere lapidata per adulterio. Chi avrebbe creduto che il Dio onnipotente, temuto da Israele, avrebbe deciso di nascere da Myriam? Chi avrebbe dato ascolto a una giovane fanciulla?
Mi ricordo tante donne che piangendo raccontavano: "Padre, ero giovane e volevo tenermi il mio bambino ma mi sentivo schiacciata da tutto il mondo che era contro di me, compreso i miei genitori, il mio ragazzo e i suoi genitori. Padre, se io in quel momento avessi avuto la fede che ho ora … (piangendo più forte) non avrei ucciso mai il mio bambino!".
Myriam sa che dare spiegazioni sarà una cosa inutile, e in più non lo può fare, ma fa un passo che ci insegna tanto: si fida di Dio, si abbandona a Lui che può tutto. Il suo bambino (come tutti i bambini del mondo) è un bambino di Dio. Ella si affida a Dio stesso affinché protegga questo Bambino che è vivo in lei. Myriam ci mostra la sua fede e crede che Dio può tutto, che l’Onnipotente trova sempre la giusta soluzione ai nostri problemi. Con la fede forte si vince la paura! (continua)