Un giovane sacerdote (febbraio 2008)

Quasi incapace di trattenere la piacevole prepotenza delle lacrime, nei miei occhi, la risposta che do è: si sono felice di essere sacerdote! Anzi strafelice, non semplicemente sereno.

Lo sono quando al termine della giornata mi soffermo a parlare col Maestro, affossato dalla stanchezza ma colmo di riconoscenza per le meraviglie del giorno appena trascorso; lo sono quando sento in me tutta l'amarezza del dolore spremuto e raccolto in tante anime; lo sono quando qualcuno gioisce per un mio consiglio per cui ho chiesto tanta luce allo Spirito Santo; lo sono quando mi immergo nella Parola per nutrirmi e a mia volta nutrire.

Lo sono anche quando schegge di solitudine e graffi di incomprensione si infilano nell'animo e ti lacerano l'entusiasmo, assaporando quanto è vera questa espressione di un grande vescovo della terra in cui svolgo il mio ministero: «C'è un unico modo per restare prete ed è lasciarti inchiodare» (mons. Arturo Aiello).

Io non credo che le attese di un vescovo che vuole i suoi preti santi e le aspettative di uno psichiatra che li vuole felici viaggino su binari separati: santità e gioia sono legate. E il  cammino verso la santità è come una mulattiera di montagna, non facile certo, ma continuamente travolta da massicce valanghe di gioia. Non una gioia da discount ma frutto di una a volte dolorosa spremitura di sofferenza. Una gioia succosa, come la speranza, perché gravida di futuro.

Una gioia che nasce non tanto dal donare qualche manciata di ore, ma dal donarsi. Una gioia capace di guardare negli occhi ogni persona e dirle con sincerità: tu mi interessi!

Accettando di accompagnare come una madre ogni uomo, me compreso, nei cento, mille parti che un figlio richiede. E vestendosi a festa davanti a ogni individualità, senza arrendersi alla divorante routine dei giorni.

La mia felicità di sacerdote è testimoniare la gioia di Cristo al mondo: mondo che non è il ripostiglio dei rifiuti, non è una Chiesa mancata, non è qualcosa che fa braccio di ferro con la Chiesa, ma è il termine della passione della Chiesa, così come della passione di Dio.
Ecco perché la gioia di un sacerdote può contribuire a mettere in crisi il sistema.

Illuso? No, innamorato... di Cristo e dell'uomo, di ogni uomo.