Un Sacerdote religioso

Certamente alla radice del mio tradimento, per il quale avevo deciso di laicizzarmi, ritrovo una realtà semplice e drammatica, che non ho vergogna di confessare

Il torpore verso la preghiera e verso l'impegno di realizzare una vita veramente evangelica ha pervaso la mia anima, la mia mente, la mia volontà.
Dopo pochi anni di sacerdozio mi sono indebolito e ferito su tutti i fronti. Progressivamente, la mia persona di ministro di Dio si è trovata svuotata di amore. La mia rinuncia a vivere da credente e da consacrato divenne ben presto uno stato d'animo permanente, conseguenza di uno stato cosciente di tiepidezza, di apatia spirituale e addirittura di rifiuto delle ispirazioni divine. Talvolta mi scoprivo intimamente contento della mia pericolosa freddezza, della mia chiusura all'amicizia con Dio, della mia rinuncia esplicita ai richiami più veri, ormai rari e tenui, della mia coscienza. Era lo stato di morte della mia vocazione.

Sentivo contemporaneamente una strana forma di risentimento verso quanti mi invitavano a cambiare stile di vita.
Anche se la mia realtà mi rendeva triste e insicuro nell'intimo, tuttavia di fronte agli stimoli, agli incentivi che mi giungevano da fuori o da dentro reagivo quasi sempre con irritazione, con irrigidimento. Mi chiudevo come se avessi deciso definitivamente di non voler essere disturbato nel mio letargo spirituale.
Quantunque tormentato dalla mia intima mancanza di verità rifuggivo ogni proposta, ogni occasione di ripresa per una più intensa vita interiore. Quantunque bisognoso di aiuto per salvarmi dal naufragio, tuttavia attaccavo in vari modi chiunque esercitasse su di me una qualche sollecitazione al bene. Oggi saprei descrivere bene tutte le intime astuzie con le quali mi dispensavo dalla esatta visione dei miei doveri: la fuga dai confessori e dagli amici che non mi avrebbero lasciato dormire in pace; l'omissione sistematica della lettura di libri ispirati e stimolanti; l'abbandono per anni, con vari alibi, degli esercizi spirituali che forse mi avrebbero costretto a cambiare rotta, che forse mi avrebbero scrollato di dosso l'apatia ed i compromessi.

Quella cura istintiva e meticolosa di evitare tutto quanto avrebbe potuto aprirmi gli occhi e avrebbe potuto farmi entrare nella verità era il meccanismo di difesa di un sacerdote sgretolato, era lo stile di vita di una persona senza identità, la farsa di un uomo ambiguo e senza dignità.
Mi sono ritrovato pieno di stati interiori di sfiducia, dì critica, di demolizione dei valori, delle leggi ecclesiastiche e divine. Oggi mi accorgo che il giustificarmi con il Vangelo in realtà era una bestemmia e che il rinfacciare "quanti predicano ma non fanno" in realtà era meschina puerilità, lo stesso mi sentivo non a posto quando constatavo che stavo giocando troppo con i sentimenti altrui, che stavo barando troppo con la stima dei fedeli, che stavo abusando troppo con la misericordia degli altri.
Poveri superiori, povero Papa, povera Chiesa. Mi scagliavo contro di loro con gli attacchi e i toni caratteristici di un sacerdote tiepido amante del proprio comodo e del proprio peccato. Quante insofferenze ingiustificate nei loro confronti, quante ironie e quanto rancore! Accusavo anche Dio di essere troppo severo con me e troppo poco misericordioso!

Come avvenne tutto ciò? Come poté maturare questo tradimento fatto di degradazione spirituale e morale, esasperato fino alla calunnia del Signore?
Per me cominciò tutto da quando smisi di pregare, da quando mi staccai dall'abbraccio di Dio. Qualche anno dopo la consacrazione sacerdotale rispettavo ancora i ritmi di preghiera "materiale" ma il cuore stava già allontanandosi dal Signore, stava già perdendo contatto con la radice che da solidità alla persona, che da soluzione interna ad ogni problema. Ma ora il Signore che mi ha ricondotto e quasi costretto alla familiarità con la preghiera pare mi stia donando anche la sorpresa di divenire più padrone del profondo del mio cuore.
Non mi illudo più circa il mio cuore. Ho imparato a duro prezzo che non potrò essere me stesso senza la forza e la pace che si trovano solo in Lui.