Scrivo questa mia esperienza per quei sacerdoti che pensano di essere finiti, che non hanno più voglia e forza di decidere per una vita seria, che non sanno neanche da dove iniziare.

Dio si è dimostrato un vero Padre anche per me. Questo per me vuol dire che Lui risponde sempre e a chiunque lo invochi con quel suo "nome".
Le mie scelte mi avevano allontanato da lui e dalla sua vita. È una storia lunga e dolorosa e sono sicuro che non riuscirei a descrivere quel mio stato di vita finta e sbagliata. Ciò che, di quel tempo, ricordo con sgomento è il progressivo accecamento della mente e l'attenuarsi del senso morale. Come è terribile accorgersi giorno dopo giorno di divenire un uomo prete senza consistenza, senza vita. Vivevo come addormentato in questa percezione e mi trovavo in cammino verso la disperazione e l'angoscia. Mi dicevo che il peccato mi avrebbe portato ad una vera morte. Ma non sapevo e non volevo reagire.
Dal fondo della tenebra interiore, frutto delle mie colpe, il rimorso e la paura di morire ormai erano diventati pane quotidiano. Anche agli occhi degli altri ormai la mia esistenza era disonore, scandalo, mancanza di dignità. Era una spirale senza possibilità di liberazione. 

Finalmente due anni fa, ho cominciato a vivere un fenomeno strano. Era come un risveglio di vita in me, un richiamo discreto alla verità, una nostalgia intima di pace.
Questa percezione mi si è presentata in tempi diversi, impensati.
Oggi leggo facilmente in termini di grazia quanto mi stava accadendo allora.
Era Dio che, nonostante il mio stato di morte spirituale e le rovine lasciate attorno a me, cercava il modo di farsi sentire in me nella mia storia. Ho cominciato prima a sperare e poi a credere che fosse proprio Lui e che proprio Lui intendesse salvarmi.

Ho deciso di chiamarlo per nome, ho deciso di chiamarlo "Padre!". Ho deciso di immergermi sempre più tenacemente nella speranza e nel dialogo con lui.
Ho deciso di credere nel suo amore nonostante il perdurare dei miei peccati.
E volete sapere cosa ho finalmente capito?
Ho capito che anche la preghiera del peccatore ottiene sempre risposta.
Ho capito che la sua risposta è sempre una immisurabile dimostrazione di amore paterno!
Oggi questo Padre amoroso mi colma di stupore e di pace, nonostante tutto quello che ho passato.
Come potrebbe essere diversamente? È un Padre che non si scandalizza mai, non è intransigente, non serba mai rancore. È un Padre che sta sempre di fronte a noi, che non fa mai domande, non sgrida, non giudica mai. Quando gli parlo, sento che ha già capito tutto. È un Creatore che è entrato nella mia vita in punta di piedi, con una discrezione che sembra timidezza, con una signorilità che ancora mi commuove e con una gelosia tenace ma non possessiva, che vuole "liberare" ad ogni costo. Quando mi ha fatto entrare nella vita della grazia ho avuto la sensazione che facesse di tutto perché non mi vergognassi del passato. Ho "sentito" chiaramente che lui non si era mai vergognato di me. Quel giorno ho avuto la sensazione che lui mi introducesse con gioia indicibile in una famiglia di amici.
Ho scoperto con stupore che gli interessava soprattutto di condividere con me la sua gioia e la sua pace.

La mia esperienza di uomo sacerdote salvato dal naufragio mi ha insegnato che la roccia sulla quale si fonda la vita di ogni vivente è la fede nell'amore di Dio Padre, nella sua presenza e nella sua infinita tenerezza. A chiunque sente già alla gola la morsa del male e le tenebre nell'anima, io sacerdote peccatore mi sento di dire che la salvezza inizia nel consegnarsi al Padre e nel continuare a credere, a pensare, a proclamare ogni giorno che nonostante tutto, ma proprio tutto, Egli ci ama.

C'è una Risposta viva per ognuno di noi, basta chiamarla per nome e mettersi in cammino di verità. L'incontro con quella Risposta è la vita stessa, nella sua infinita varietà, nel suo mistero. Ma ogni uomo può essere certo che, alla fine di ogni cosa, c'è un Padre che fa dimenticare la fatica, il dolore e i propri peccati. Occorre crederci.
lo, per riuscirci ho dovuto toccare il fondo. Questa fede, questo ritorno alla parte più sacra e più vera di sé può sembrare un rischio. Un po' forse lo è, ma va affrontato perché lui ci offre una importantissima garanzia: "la pace interiore".