Una delle novità meravigliose che il Concilio ci ha portato è stata per me una felice sorpresa: la riscoperta del ruolo specifico del laico nella Chiesa, un ruolo che non deve essere "rubato" dal sacerdote.

La Chiesa è fatta fondamentalmente di laici che hanno in sé grandi valori, persone credenti che non solo possono ricevere, ma che in forza del battesimo e della cresima possono e devono anche dare.
Ho potuto scoprire, nei miei lunghi anni di missione, che il laico mi può insegnare, mi può aiutare in qualità di attivo collaboratore.

Il giorno in cui mi sono convinto che dovevo ascoltare e accettare l'opinione, le idee, talvolta anche diverse, dei laici nella mia comunità, è anche cambiata la mia via di sacerdote.
Un giorno un giovane si sfogò con me con queste parole: "Tutti gli esseri umani possono parlare, solo il cristiano in quanto cristiano deve tacere?". Quando con i laici ci siamo impegnati a conoscere sempre più il Concilio, abbiamo fatto un'importante scoperta in un breve passo di un documento che afferma: "Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso così acuto di libertà". Ci siamo chiesti: come possiamo tutti, preti e laici, sentire, vivere, esercitare la libertà nella nostra comunità cristiana? Da parte dei laici come superare l'abitudine di solamente ascoltare, ubbidire, servire e fare solo quello che il sacerdote dice, vuole e talvolta impone?

I laici si sono sentiti finalmente liberi, una nuova vita li attendeva all’interno della Chiesa e nel mondo. Si è così cominciato a parlare dì libertà: libertà di pensiero, di parola, di azione, e questo per il bene e la crescita di tutti.
Abbiamo potuto da allora sperimentare un nuovo modo di essere Chiesa. Abbiamo fatto l'esperienza di una comunità basata su criteri di uguaglianza, sul dialogo sincero dove ognuno parla ed è ascoltato, rispetta ed è rispettato, dove tutti sono importanti, dove tutti agiscono sentendo che la comunità sono loro stessi.
La libertà non è stata intesa perciò come autarchia, ma come impegno ad una attiva corresponsabilità, convinti che lo Spirito agisce non solo nella gerarchia, ma in tutti i battezzati e specialmente nei poveri e in tutti coloro che si impegnano per la loro promozione.
In questo clima di libertà, il laico, assetato di una parola sicura per la sua fede, si è finalmente riappropriato del messaggio della Bibbia; si è messo in contatto diretto con la Parola ed ha cominciato a considerare i problemi della vita alla luce della Scrittura.

Nelle celebrazioni preparate ed animate dai laici, subito è apparsa una schietta creatività fatta di simboli, gesti e preghiere spontanee strettamente collegate alla vita. In questi momenti sono ricordati i nomi e le azioni dei martiri di oggi, la lotta di tutti per una vita migliore, e tutto questo inspirato da una grande fede. Ho visto il laico generoso non solo nei servizi strettamente parrocchiali quali la Liturgia, la Catechesi e l'evangelizzazione, ma l'ho visto seriamente lavorare come credente all'interno della società per una educazione popolare, per la difesa dei diritti umani, nelle rivendicazioni per la salute, in favore dei minorenni...

Ho trovato un'altra grossa novità! Il laico può sostenere, aiutare perfino il sacerdote in difficoltà, lo può sorreggere nella sua formazione, nei suoi punti deboli, nelle crisi di vocazione e di vita. Ancora una volta, mi sono sentito uomo tra gli uomini.
Sono passato dall'idea che, per il prete in difficoltà, la convivenza col mondo laicale fosse pericolosa a comprendere invece come questo contatto non solo può salvare, ma rinforzare la missione di un sacerdote.

Concludo affermando che noi sacerdoti non dobbiamo "conquistare" i laici; ad essi dobbiamo unicamente aprire le porte, dare loro lo spazio perché possano agire secondo il loro proprio carisma. È questo il segreto per rendere visibile, far emergere, tutta la loro incalcolabile potenzialità, che è frutto dello Spirito ricevuto nel Battesimo.