Dopo la mia fuga da voi purtroppo la mia situazione è ancora tutta da definire.

Vivo di giorno in giorno con lei ma senza un preciso progetto.
So quello che ho lasciato ma non so che cosa mi riserverà il domani. Una cosa comunque è certa; il rimpianto e la nostalgia del mio sacerdozio vissuto e la amara constatazione di averlo tradito.
E per cosa? Mi regge ancora la fede nella misericordia di Dio. Ma devo anche dirvi che si fa sempre più strada in me la convinzione di dover lasciare definitivamente il sacerdozio per altra direzione.
Ho pensato e ripensato tanto in questi mesi. Ho parlato con molti amici. Ricordo le vostre parole: non decidere nulla se non sei sereno. Ma nulla è cambiato. Ho provato in tutte le maniere di convincere lei a lasciarmi libero. Niente da fare.
Devo anche confessare che non sono indifferente al suo amore. Il mio non sarà tutto amore, come già vi dicevo. Sarà compassione, comprensione senso di giustizia, rispetto dei suoi sentimenti forse pietà per la sua solitudine. Come fare per farmi capire? Come fare per liberare me stesso?

Il tempo passa. Mi sembra sempre più difficile ritornare indietro, anche se voi mi avete fatto vedere praticamente che è sempre possibile.
“C’è nella vita di ogni uomo il momento in cui uno torna a riprendere quello che aveva perduto” ma c’è anche il momento in cui per giustizia, se non per amore, uno deve scegliere di andare avanti, non distruggendo il passato ma tentando di valorizzarlo in qualche modo.
Se analizzo la situazione che mi sono creata cacciandomi in questa relazione capisco che molti errori, forse troppi, di imprudenza, di ingenuità, di superficialità, di debolezza fisica e morale non sono mancati da parte mia. Di tutto questo lei si fa forza e ne fa argomento per la sua difesa. Devo anche ammettere che non ho pregato, specialmente in questo periodo di inferno interiore.
Ma come fare a pregare quando di giorno ti senti braccato e di notte ti invade l’angoscia?
Mi avete detto che dieci monasteri di clausura pregano continuamente per me. Ve ne ringrazio ma anche questo aumenta il mio smarrimento perché sento che una sola donna renderà vane anche quelle preghiere.
A lei non basta una riparazione dei danni subiti alla sua personalità umana di donna che ama sinceramente, non chiede solo giustizia e rispetto ma chiede anche serietà e continuazione nell’amore. Ed ora lei ha capito che qualcosa in me sta crollando, che sto cambiando nei suoi confronti anche sul piano affettivo e sa attendere con pazienza fino alla mia totale capitolazione. È debole e forte ad un tempo. Ed è convinta che tutto maturerà secondo le sue speranze. E in tutta sincerità comincio a pensarlo anch’ io.
Non sono stanco del mio sacerdozio ma sono stanco di questo modo di gestire la mia vita. So che dovrò incontrare altre difficoltà e che il futuro è imprevedibile ma so anche che non posso più continuare a vivere così.
Tornare indietro sarebbe una forzatura, ma mi sembra anche una forzatura accettare questa nuova situazione che mi sta venendo addosso.

Come vivere nella verità? Affido a Dio e alla preghiera vostra e dei vostri amici la soluzione della mia vita.
Avrà pietà di me, di questa mia situazione di resa, il Dio che sa avere pietà di chi ha peccato?
Mai dimenticherò i giorni sereni passati con voi. Restatemi ancora amici, per aiutarmi a costruire qualcosa di buono sulle macerie del mio passato. Anche se in luoghi e situazioni mai pensati, la vita merita di essere vissuta. Cercherò di trarre frutto dai miei smacchi e fallimenti. Devo avere coraggio. Chi mi darà coraggio?