P. A. è gravemente malato. Logorato dagli anni vissuti in missione, anima sensibilissima e limpidissima, sta soffrendo il male più atroce: quello della solitudine, dello smarrimento mentale. La giovinezza dei suoi trentaquattro anni è paralizzata: il veleno dell’angoscia gli paralizza il cuore, il pensiero, lo spirito. Nella sua vita, molto simile ad uno stato di morte, si accende all’improvviso una luce: incontra alcune sorelle, piene di carità e di tenerezza verso i sacerdoti ammalati. Sono loro che lo accolgono nella loro casa (più che una clinica è una casa, perché chi modella l’ambiente è sempre l’amore). Sono loro che con le mille delicatezze della vera carità gli ridonano la speranza di vivere, la gioia di pregare, la serenità di sentirsi amato dal Padre. Il loro amore ha fatto il miracolo: Dopo due mesi di rasserenamento, P. A. potrà ritornare a camminare da solo, in una nuova comunità di fratelli.

In questa nuova casa bastano pochi giorni, otto o dieci, e lui che da anni non celebrava la S. Messa perché aveva paura, né confessava e tanto meno predicava, ora inizia a realizzare l’Eucarestia e a perdonare i peccati. Il giorno dell’Epifania comincia con queste parole la sua prima omelia: Epifania significa manifestazione di Dio, chiarezza di Dio!
La vita della grazia gli rifiorisce dalle mani, dal cuore, affiora sul suo volto, diviene sorriso mite, il sorriso di chi ha conosciuto il dolore ed ora vuole amare tanto.
Ma il cammino della risurrezione è lungo e duro, ed il Signore (forse per farci fare ancora una volta la meravigliosa esperienza della carità della Chiesa) permette che P. A., improvvisamente, con dolore di tutti i fratelli, in pochissimi giorni sia nuovamente afferrato dal terrore di vivere, sia nuovamente paralizzato dall’angoscia. Povero innocente, mitissima vittima, chiamata da Dio a celebrare nel proprio spirito la dolorosissima Messa della morte dei sentimenti, del pensiero, della speranza, dell’amore!

Avvertite le sorelle dispongono tutto: non vogliono essere precedute da nessuno nell’amore verso il giovane ministro di Dio, immagine di Cristo morente. Da lontano, da molto lontano inviano la lettiga, con l’infermiere che ormai era divenuto amico di P. A.. Ancora una volta ogni delicatezza, ogni tenerezza, pur di alleviare l’immane sofferenza. A lui che desidera morire, « perché il mondo è troppo cattivo », esse ridanno con l’amore la vita. In confronto del loro amore sincero, sono ancora poca cosa il pranzo preparato per gli accompagnatori, il taxi che li ricondurrà a casa da molto lontano, il biglietto ferroviario e la busta con una offerta della Madre generale.

Sia benedetto Iddio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci consola così in ogni nostra tribolazione.