• quale vita può vivere un sacerdote che non è ancora nato come persona?
• quale amore potrà donare?
per alcuni sembrerà assurdo, per me è un ‘evidenza: la mia crisi morale e spirituale è stata una grazia. Da essa, in verità, è iniziata la mia vera nascita come persona.

Ho quarantasei anni e sono sacerdote da quindici.
Sono, come si suol dire con espressione un po’ ambigua, una vocazione adulta. Adulta, sì. Ma solo anagraficamente, perchè in realtà, fino al tempo della mia terribile sbandata, cioè fino a quarantadue anni, di adulto in me c’era stato ben poco. È incredibile ma si possono vivere molti anni di vita senza che crescano gli elementi più veri della persona, senza che aumenti il nucleo più intimo e autentico dell’essere. Anzi talvolta vengono atrofizzati e soffocati i valori che ci caratterizzano dalla nascita, l’amore per la verità, la libertà interiore, la giustizia, il rispetto e la responsabilità. In me è accaduto così.

Sono stato educato ad amare la verità e la vita ma solo in modo astratto.
Sono stato condotto a vivere molte realtà, molte relazioni, molte azioni ma non le mie realtà essenziali. Quasi tutte le mie scelte, i miei pensieri e le mie azioni non facevano avanzare di un passo la mia crescita, la mia interiore armonia, la mia maturità. Acquisivo esperienza ma non maturità, consistenza interiore.
Ho sperimentato le conseguenze di quella non vita. La mia immagine di uomo e di sacerdote realizzato razionalmente, le moltissime iniziative e l’efficienza quotidiana hanno esasperato sempre più la grande insoddisfazione del mio intimo. La non efficacia del tanto correre, la superficialità delle relazioni interpersonali, la non fecondità evangelica hanno pesato dentro di me. E' stato l’inizio dell’angoscia, del non poterne più di quelle ambiguità.
L’esperienza della non solidità interiore umana, affettiva, spirituale, la percezione che la mia parte migliore soffriva e voleva affermarsi, la sensazione di essere una persona non costruita dentro, il guardarmi attorno per cercare qualcuno che mi aiutasse a vivere dal di dentro e a nascere più vero e il non trovare questo amico, tutto questo ha fatto esplodere in me la tentazione della fuga e dell’abbandono.
Per quarantasei anni ho vissuto alla periferia di me stesso.
È stato come morire poco a poco. Ho creduto di salvarmi aggrappandomi all’affetto per una donna. Lo chiamavo amore, ma di quale amore poteva essere capace la mia persona mai nata? Per qualche tempo l’ho creduta vita, ma quale vita può vivere una persona mai costruita, mai affermata?
Con il fallimento dell’ultimo tentativo di evadere dalla verità, con l’esperienza del mio naufragio morale e umano, il Dio della crisi e dei disperati mi ha fatto capire, mi ha guidato a cambiare.
Come mi sono messo in cammino? Ho capito che a livello personale dovevo superare l’ostacolo più forte, la paura di cambiare.
Ho deciso, per disperazione o per amore alla vita, di rinunciare all’immagine esteriore che mi ero costruita, apprezzata ma falsa. Ho deciso di tagliare con le mille alienazioni operative nelle quali ero imbrigliato. Ho deciso di cercare persone che mi riflettessero con coraggio la mia realtà e che mi rimandassero con forza alla mia interiore verità.
La mia intelligenza si è fatta più umile, la volontà più dinamica e semplice, la mia libertà è divenuta capace di scelte oggettive anche se costose. La mia sensibilità si è fatta più pronta, più serena, più calda, più pacificata. A volte mi domando se non sono questi i segni della resurrezione, i frutti dello spirito. Che sia questa la vita vera di cui parla Gesù quando dice di essere via e verità?
Da quando non ho più paura di riconoscere la verità e da quando mi immergo nelle pause di contemplazione vivo finalmente una relazione vitale con Dio, un Dio impresso nella mia persona, nel mio limite, che mi parla dal mio peccato, che “da dentro” mi invita e conduce a verità, I fallimenti interiori mi hanno condotto a scoprire ed ascoltare quella meravigliosa Parola che dall’interno rende ogni uomo “persona”.