Il cammino del sacerdote che ha smarrito la propria identità è scandito dalla sofferenza. Dio mette
alla prova quell’uomo per staccarlo da se stesso e maturarlo per un amore più autentico e universale.

Che senso ha la tentazione nella vita di un sacerdote?
Nella vita di ogni uomo il protagonista è sempre Dio. E un dato sicuro. Per questo, credo che la tentazione e la stessa colpa nella vita di un sacerdote custodiscano un “senso” divino, misterioso. Forse per il sacerdote l’esperienza più drammatica di Dio è proprio nella tentazione. La crisi spirituale e di esistenza è un modo concretissimo nel quale Dio vuole ad ogni costo farsi incontrare e farsi scegliere. Quando attraverso la tentazione o la colpa, l’incertezza o l’infedeltà un sacerdote viene strappato alla propria sicurezza, e si trova da solo in balia della vita, allora egli può scoprire nel più profondo di sé e della propria storia le proposte e i messaggi di verità, di autenticità che vengono da Dio.
E una lotta ardua perché molte volte è l’uomo che cerca di mettere alla prova Dio. La pretesa di garanzie, di conferme gratuite, di dimostrazioni della presenza divina, quasi mai ottiene risposta. Dio è fedele, ma solo con chi, prima o poi, si abbandona nella fede totale, senza calcoli. Per un sacerdote in difficoltà quella lotta con Dio è spesse volte drammatica e non lascia immune nemmeno il corpo che talvolta viene devastato dall’angoscia.

Ma perché Dio così amoroso fa soffrire tanto i suoi servi che ha scelto e consacrato?
Perché è geloso. Geloso dell’immagine di suo Figlio che egli vuole perpetuata nel tempo. Credo che attraverso mille circostanze egli permetta (o crei?) per ognuno di noi quelle situazioni di solitudine, di aridità, di fallimento che possono anche condurre al peccato ma che, almeno per noi sacerdoti, sono necessarie per essere liberati dai nostri idoli di creta. Solo così infatti viene in luce quanto di autentico o di falso c’è nella nostra persona, nella nostra consacrazione. Dio ci rivela così il nostro volto e attraverso il peccato ci fa toccare con mano che lui solo salva, veramente. Quando le illusioni cadono, quando la coscienza della propria nullità diviene consistente come roccia allora la voce e il cuore di Dio si fanno più vicini, la sua presenza più chiara, il bisogno di lui, più perentorio. Del resto egli stesso lo ha detto: “ti condurrò nel deserto. Là parlerò al tuo profondo” (Os. 2, 16).

Cosa hai imparato dall’esperienza della tentazione?
Ho imparato che Dio tratta i sacerdoti esattamente come devono essere trattate le persone. Non offre nessuna attenuante o possibilità di compromesso, anzi chiede specialmente a loro il sacrificio della “persona” perché questa è per lui il tesoro più caro. Ognuno di noi ama se stesso più di ogni altro valore. Per questo, per staccarci da noi stessi e farci divenire dono vivente, per lui e per gli uomini, egli ci prova.
Nella mia vita la grande tentazione è stata una grazia perché mi ha rivelato la fedeltà di Dio. Mentre mi scuoteva e mi abbatteva, egli mi donava una conoscenza più intima e nuova di lui, del suo amore, della sua gelosia. Le ferite che porto vive nella mia storia testimoniano alla mia coscienza il passaggio di Dio nella mia vita e mi ricordano che lui vuole essere il mio unico Signore.