Sono trascorsi già due anni dalla mia ripresa "del ministero e della vita sacerdotale" (così ti esprimi tu puntualmente: ministero e vita!).
Ti voglio dire con riconoscenza che, dopo l’allenamento che mi avete fatto e con tutti i miei limiti, fino ad oggi sono stato fedele al ... decalogo! Non parlo dei dieci comandamenti ma del "tuo" decalogo, di quei dieci punti che con delicatezza e con forza ogni giorno hai cercato di mettere nella mia mente e soprattutto nel mio cuore.
Ricordi? "È più importante il modo in cui tu vivi l’identità del prete che l’attività che come prete svolgi. È più importante ciò che Cristo stesso opera in te, piuttosto che quello che tu stesso fai. È più importante che tu viva l’unità del presbiterio, piuttosto che realizzi da solo i tuoi impegni. E’ più importante il servizio della preghiera e della parola che il servizio alla mensa. È più importante che collabori spiritualmente con gli altri, invece di voler fare tutto da solo. Eccetera". Parole semplici ma che hanno lasciato il segno dentro di me. Perché me le dicevi con amore.

Ma al di là del "tuo" decalogo, un’altra indicazione mi ha permesso di perseverare nel sacerdozio con serenità e fortezza. Un po’ severamente un giorno mi hai detto: «Solo diventando più ricco di umanità il sacerdote diventa più sacerdote. Abbiamo seguito Cristo, abbiamo lasciato tutto per la missione sacerdotale eppure, davanti agli occhi di tutti, siamo forse diventati "più uomini"? Sovente sembra che il sacerdote non sia un vero modello di umanità, né un vero "esperto in umanità" come spesso si afferma. Dobbiamo riconoscerlo, sovente la scarsa umanità del prete rivela poco l’amore di Dio all’uomo, la passione di Dio per la persona. Eppure ci era stato promesso addirittura di possedere il centuplo anche in umanità! Cosa non ha funzionato?» Alla fine, la responsabilità rimane nostra, di ciascuno di noi. Paolo VI diceva: "Bisogna amare l’uomo per amare Dio" e san Francesco aggiungeva: "dobbiamo cominciare subito!".

Mi ha fatto e mi fa tanto bene la tua insistenza sulla necessità di imitare per amore il servo e uomo Gesù, donato da Dio agli uomini come unico modello di umanità. Mi ha fatto tanto bene la scuola semplice di umanità proposta da voi, orientata a farmi divenire uomo sacerdote, cioè uomo autentico secondo Dio. Ancor oggi mi diverto a domandarmi, per sintonizzarmi sulla giusta lunghezza d’onda della vita: qual era l’ordine mentale dell’Uomo Gesù Figlio di Dio? Come pensava abitualmente, come amava, come esprimeva la propria sensibilità e affettività? Come era orientata stabilmente la sua volontà? Come si comportava nelle situazioni di crisi?
Ogni giorno cerco semplicemente di essere umano nella mente, sentimenti, volontà, fantasia, progetti, scelte, come lo fu Lui per vivere in quel modo umano che risponde al progetto di Dio rivelato in Cristo. Vivere umanamente alla maniera di quel modello di uomo semplicemente perfetto: ecco il tema fondamentale di vita che ho imparato da voi e che cerco di svolgere ogni giorno.

Questo rivestirmi dell’umanità di Cristo ha fatto e fa tanto bene al mio sacerdozio quotidiano. Mi sembra di aver trovato il tesoro nascosto! Ho trovato il linguaggio che cercavo per essere utile agli uomini che incontro sulla mia strada. Certo, come sacerdote desidero essere sempre più "uomo di Dio" inviato agli uomini, un servo che è stato affascinato dall’amore di Dio e si pone interamente a suo servizio. Mi sento un uomo chiamato e mandato a tutti come amico di Cristo il Risorto. Ho finalmente riconosciuto che questa è la mia vocazione e la mia missione. Ora non ne dubito più.
Stando con voi ho imparato che la  credibilità del mio vangelo come proposta di vita per l’uomo moderno dipende molto (sono parole tue!) "dallo splendore della mia umanità di sacerdote".
Grazie, per avermi insegnato che un uomo del Vangelo se diventa uomo da sacrestia si farà sopportare da tutti per i suoi orizzonti ristretti, talvolta assurdi. "Attento a non perdere interesse per quanto appartiene alla vita! Una nascita non interessa solo perché c’è di mezzo un battesimo da fare, o una morte solo perché c’è il funerale da accompagnare! Sii uomo, non funzionario. Se no, quale Gesù vuoi regalare?". Grazie. Oggi sento veramente di essere un sacerdote uomo, in contatto con la vita.