"Questo vostro istinto di umanità aiuta la persona a recuperare e a sviluppare le proprie potenzialità profonde ...".

Con i miei trentasei anni di età (e otto di sacerdozio) ho sbattuto la faccia contro il muro della mia realtà: non avevo più nessuna fiducia in me stesso. Questa era la mia vera crisi, era la conclusione di incertezze e di errori precedenti (talvolta perdonabili, talvolta no), era il mio smarrimento e la mia angoscia profonda. Quando sono giunto a voi ero proprio così: un naufrago senza salvagente, rassegnato a morire senza senso per essere stato incapace di "vivere".

Dopo qualche settimana, però, è fiorita in me una percezione, che si faceva sempre più chiara. Dopo un’accoglienza cordiale, stavo come scoprendo un tesoro. In tutti voi era palese, sia nelle parole che nel comportamento, una convinzione stupenda, quella che ogni sacerdote in crisi, come ogni uomo, ha dentro di sé ampie risorse per riuscire a comprendersi, per modificare il proprio concetto di sé, le proprie attitudini, le proprie scelte, il proprio comportamento. In una parola, per voi, tutti possono risorgere, tutti possono dirsi la verità.

Ho sentito questo come un clima di accettazione incondizionata per la mia persona, anche se le mie reazioni sproporzionate avrebbero scoraggiato qualunque terapeuta. Per la prima volta ho avuto l’impressione che, in qualunque modo io mi fossi presentato, sarei stato comunque preso in considerazione positiva, in un clima di condiscendenza, di approvazione continua. Ho capito che quello che a voi interessa, non è mai la soluzione immediata di un problema ma lo sviluppo lento di una storia personale nella verità.
Questo mi ha permesso di esprimermi già dall’inizio nei contatti con voi con immediatezza e poi con trasparenza crescente (e non è facile per un prete formato a mostrarsi impeccabile). Nei colloqui che sono seguiti, facilitati dalla vostra accettazione interiore non condizionata da schemi o da paure, ben presto mi sono reso conto che forse dentro di me cambiamenti reali erano possibili. Questa vostra partecipazione cordiale alla vita del mio mondo intimo e sofferente mi ha aiutato molto a chiarire non solo i sentimenti consapevoli dai quali mi trovavo abitato, ma ancor più gli stati interiori più profondi, "le radici del mio male", fino ad allora sconosciuti.

Ho ritrovato una forza potente per il cambiamento. La fiducia fondamentale e costante che avete manifestato "nella" mia persona ha risvegliato nel mio profondo prima la speranza e il desiderio e poi la volontà di vivere di nuovo in verità e armonia.
Talvolta mi bastava la sola presenza di qualcuno di voi per percepire una carica guaritrice. Era come se si potesse sentire fisicamente il vostro spirito interiore nel suo cammino verso il mio intimo. Questo lo potevo rilevare sovente pensando alla giornata trascorsa, prima di addormentarmi, ed era un bel riposare. Era un’esperienza di risanamento, di pace.
Quello che più mi meraviglia è che voi non conoscete e non avete un metodo. Avete, sì, una filosofia che è il Vangelo, ma la naturalezza con cui lo vivete non fa pensare ad un vangelo mitizzato; fa piuttosto pensare ad un vangelo identificato con la "humanitas" tanto cara a Francesco e a Gesù. Eppure questa filosofia vissuta, questo vostro istinto di umanità aiuta la persona a ricuperare ed espandere le proprie potenzialità, restituisce potenza allo spirito.
Mi sono meravigliato spesso per la facilità e l’umiltà con le quali vi muovete all’interno dei sentimenti e delle esperienze di chi vi parla e per come reagite con sensibilità e sicurezza. Era una vera esperienza di amore constatare il vostro sforzo di verbalizzare in maniera precisa le radici dei miei mali, l’impegno a mettere in luce le aree e i sentimenti profondamente nascosti e di cui chi soffre non è consapevole.

Camminando con voi ho imparato a entrare nel mio mondo personale e a starci a mio agio, senza più paure, senza pregiudizi, amando una casa veramente mia. Ho imparato a guardare con occhi nuovi, non terrorizzati, gli elementi della mia vita, passata e recente, di cui avevo paura. Ho imparato che solo a partire dalla conoscenza e dall’amore per sé ci si apre all’amore per gli altri e per Dio. Ho imparato a riconoscere i miei talenti e le mie ombre e quindi a stare in piedi senza dipendere troppo dagli altri ed evitando il rischio della depressione e del vuoto di sé. Ho imparato l’amore verso me stesso.
Pochi hanno il coraggio di dirlo, ma sono sicuro che chiunque soffre crisi di identità soffre una sorta di alienazione. Incontrare qualcuno che ti dà la sensazione di capire ciò di cui stai parlando, fa si che tu non ti senta più strano e assurdo ma ti fa sentire un essere vivente e comprensibile come tutti. E questo fa veramente bene all’anima. Non sentirsi più isolato e solo, accorgersi di significare molto per delle persone sane, non è soltanto gratificante è soprattutto ... ricostituente! Nella mia esperienza l’essere stato accolto, rispettato e compreso ha costituito il più forte elemento di guarigione, è stato quello che mi ha rimesso nel circolo delle relazioni autentiche, vitali. Quando ero avviluppato dalle mie debolezze e incoerenze, era un sentimento terrificante il pensare che nessuno potesse accettare la mia realtà, che nessuno potesse comprendere ciò che soffrivo. Avrei voluto scomparire o non esistere del tutto! Al contrario, la vostra accoglienza ben armonizzata, fatta di comprensione totale, ha risvegliato le risorse nascoste della mia personalità buona, mi ha restituito una identità.

In tutto questo ho scoperto un dono di Dio e ho capito una cosa stupenda di Lui: il suo amore, che ci raggiunge attraverso l’amore umano dei fratelli, è la roccia sulla quale possiamo fondare il nostro processo di identificazione e di vita. La sua misericordia, cioè la possibilità di sentirci compresi totalmente da Lui, sviluppa in noi le migliori potenzialità di crescita nei confronti di noi stessi e degli altri. Anche tra Dio e noi l’amicizia delicata e sensibile procura luce e guarigione.